Diciamolo pure, non sono stati bei giorni, la cronaca ci riversa le brutte notizie in arrivo da un Afghanistan sempre più preda di fibrillazioni e violenze e sul fronte interno questo fine estate è punteggiato di notizie orribili, di omicidi di donne, di violenze, di miserie politiche, sociali, culturali.
Dall’Afghanistan arriva una tempesta di notizie, repressioni, attentati, violenze, tutto mi sbigottisce molto anche se proprio non riesco a reprimere un filo di scetticismo che scorre sotterraneo nella mia coscienza, dalla sera alla mattina siamo inondati da notizie orripilanti, da segregazioni, da ritorni a regole tribali, da una settimana circa siamo assediati da invocazioni, perorazioni, richiami a solidarietà, riscatto, azione e chi più ne ha più ne metta.
Eppure:
1 agosto 2021 da Repubblica:
L’assalto alle città va avanti: si combatte vicino a Kandahar, Herat e Lashkar-Gah, ma nel frattempo i talebani hanno conquistato Zaranj, capitale della provincia di Nimroz, al confine con l’Iran. Al di là del modesto significato strategico, il passaggio è significativo perché la città è la prima capitale provinciale ad essere caduta nelle mani degli integralisti da quando l’amministrazione Biden ha dichiarato che avrebbe completamente ritirato le truppe statunitensi dall’Afghanistan.
Nessuna ondata di proteste, rari e stanchi ammonimenti, nessun tambureggiare di notizie sanguinose, niente invocazioni, perorazioni, marce di solidarietà, mozioni e quant’altro.
Le tre immagini successive, prese dal sito del TG24 di Sky (Afghanistan nel caos, vittoria dei talebani in dieci giorni: ecco perché è successo. LA MAPPA | Sky TG24) mostrano l’evoluzione sul campo della situazione, anche in questo caso non mi ricordo che in aprile ci fosse questo bombardamento di notizie su efferatezze compiute nelle aree occupate e neanche nel giugno di quest’anno.



Non mi ricordo fiaccolate e dichiarazioni vibranti né in aprile, né in giugno e in realtà neanche per gran parte del mese di agosto finché, improvvisamente, è iniziato un uragano di donne rinchiuse, comici torturati, uomini in fuga, frustate per strada, musiche proibite.
Delle due l’una, o i Taliban hanno aspettato di avere tutto il paese in mano prima di iniziare a compiere le loro efferatezze –esempio mirabile di disciplina di queste bande di soldati-predoni islamizzati che si sono tenuti finché dall’alto non è arrivato l’ordine di massacrare-, oppure i fatti accadevano anche prima, nelle parti già conquistate dai Taliban, ma senza suscitare l’interesse dei media internazionali.
Perché i media internazionali hanno iniziato improvvisamente (le notizie dalle aree occupate dai Taliban arrivavano anche prima) a interessarsi spasmodicamente della situazione Afghana dopo averla ignorata per anni, se non per celebrare qualche trito servizio di celebrazione dei prodi soldati portatori di pace?
Perché un paese che è stato ampiamente sostenuto in termini economici, in cui si è cercato di inoculare i germi della parità, del rispetto dei ruoli, della libertà di pensiero, cede così istantaneamente alla pressione di un esercito di “fanatici islamisti” rinunciando ai tanti vantaggi che una società più avanzata può portare loro?
Mi torna in mente lo Scià.
Qualche giorno fa hanno raccontato in televisione la caduta del suo “regime” e l’avvento della Repubblica Islamica dell’ayatollah Khomeini, anche lì una intera nazione, a cominciare da quella classe intellettuale e borghese, uomini e donne, che Reza Pahlavi aveva ostinatamente cercato di sottrarre al controllo del clero sciita, cercando di plasmarla come l’asse portante di una nazione avanzata, aveva abbracciato con entusiasmo la predicazione dei muftì delle moschee fino ad ottenere a furor di popolo il ritorno di Khomeini e la fuga dello Scià.
Mi si potrebbe dire e state certo che qualche vetero comunista lo farà, che lo Scià era corrotto, che nell’Iran in transizione verso un modello capitalistico erano aumentate le disuguaglianze tra i ceti e che la rivoluzione aveva robustissime motivazioni socio-economiche, senza mancare l’immancabile pippone sul ruolo dei “cattivi americani” dimenticando, come sempre, che il contraltare dei perfidi yankee erano gli orribili comunisti sovietici fautori di una politica altrettanto aggressiva e esportatori di un modello totalitario.
La risposta è: l’islamizzazione dell’IRAN è stato un risultato migliore e auspicabile?
Il parallelismo c’è tra Afghanistan ed Iran, in entrambi i casi, volontariamente, con l’entusiasmo di una parte e abulica accettazione dall’altra, i due paesi si sono consegnati nelle mani apparentemente sanguinarie di un sistema politico-religioso dalle visioni arcaiche.
Mi domando: è davvero così?
Quanto della narrazione torrenziale che viene propinato dal sistema mediatico internazionale è reportage autonomo, indipendente e quanto segue un main stream informativo in qualche misura disegnato strategicamente a tavolino per perseguire un fine strategico geopolitico?
La mia sensazione è che l’informazione in gran parte segua un flusso principale che in parte è predeterminato e in parte di determina da sé.
Mi spiego con un esempio.
Pensate al leghista più duro e puro, al più intransigente, al meno sensibile, di quelli che un giorno si e uno pure straparla di blocchi navali, di invasione di negher, di guerra di civiltà e mettetelo di fronte che so, alla foto di quel bimbo migrante morto sulla spiaggia in Turchia, Aylan – si chiamava così-, lo vedrete esitare, ritrarsi, al più lamentarsi che è una foto falsa (vi ricordate? Dissero che era una bambola!).
Ma la reazione che suscita una foto del genere scatena la pubblica opinione, tutto quel che era importante un attimo prima si archivia (sia pure per un breve periodo) ci si inebria di solidarietà, pietà, dolore, dopo un po’, passata l’onda emotiva, la corrente torna a fluire come prima da sè.
Viceversa, una lunga campagna di informazione su un singolo argomento può cessare soltanto quando produce un effetto reale che possa giustificare il cambio di tensione sull’argomento.
Esempio.
La seconda guerra del golfo è stata preceduta da un lungo tambureggiare di notizie sulle armi di distruzione di massa di Saddam, chi di noi è abbastanza vecchio se lo ricorda, le verifiche della commissione ONU, le difficoltà, le dichiarazioni, in un crescendo mediatico finalizzato a conseguire il livello di tensione sufficiente da rendere accettabile per la pubblica opinione un intervento armato.
Quale sarà il fine questa volta?
È evidente che Stati Uniti ed alleati non hanno più intenzione di investire denaro e uomini per coprire il fianco occidentale di Russia e Cina, così come anche che l’obbiettivo secondario, per la sua minore rilevanza geopolitica, è la Turchia.
È chiaro che i contendenti hanno interessi e strategie differenti, Russia e Cina per ora preferiscono cucinare l’uovo di oggi calcando la mano sulla “sconfitta” americana e sul fallimento della strategia occidentale piuttosto che pensare alla gallina di domani, l’eventuale minaccia islamista sul loro fianco occidentale.
La Turchia ha limitate capacità strategico-militari, al netto delle spacconate del suo Presidente dittatore, e preferisce per ora cullarsi nel ruolo di difensore dell’Islam, contando sulla “fratellanza” islamica, posizione comprensibile e anche unica, almeno per ora, per questo attore della geopolitica del vicino oriente.
Gli scenari geopolitici però stanno cambiando specie con il ritorno di un vecchio ed esperto attore sul campo: la Gran Bretagna. Gli inglesi, potrà non sembrare agli osservatori distratti della politica internazionale, hanno già cominciato a muoversi e liberi dai legami con l’Unione Europea sono determinati a riconquistarsi un ruolo di attore protagonista della politica internazionale. Magari non riusciranno ma state certi che il tentativo sarà serio e i suoi effetti lasceranno il segno.
Insomma, la mia opinione è che siamo solo all’inizio e che per ora, per il mondo occidentale, il problema è quello di “far passare la nottata” e prima finisce e meglio è; poi, allorquando nuovi attori dovranno necessariamente farsi avanti per difendere i loro interessi strategici, ricominceranno i giochi, francamente non sarei affatto stupito se tra qualche anno i Taliban saranno finanziati più da ovest che da est.
Fantageopolitica? Staremo a vedere.
L’eccellenza suprema consiste nel rompere la resistenza del nemico senza combattere
(Sun Tzu)