Cornici e tramonti, ma non è come sembra….è peggio

“L’ombra dello scorpione” di Stephen King è un romanzo (la edizione più recente di oltre mille pagine) del 1978, il libro è dedicato alla moglie, «A Tabby questo cupo scrigno di prodigi.»  Leggerlo o rileggerlo ora è profetico e non solo perché tutto parte da una pandemia, è la struttura narrativa, in rappresentanza di una visione storica, che affascina e ci rimanda al presente. Il “fatto”, la pandemia, è una sorta di contenitore che “resetta” la storia, non produce di fatto nulla che non ci sia già, a prescindere, ma lo obbliga alla sua radicalizzazione, ad una accelerazione che di fatto “pulisce” i processi rendendoli più veloci e in qualche modo più chiari, più comprensibili. Mi pare un po’ quello che sta succedendo in questa fase della storia del mondo e degli individui. Troppe cose, troppe coincidenze, troppi fatti personali che si incrociano in un vortice apparentemente casuale che “risaltano” con lo sfondo pandemico. Cominciamo dall’ultimo, la vicenda afgana. Lo sapevamo, e per la verità alcuni lo dicevano da decenni, che “la democrazia non si esporta” con le bombe, era evidente che prima o poi sarebbe finita così, che i talebani “inventati” dagli americani, armati e addestrati in funzione antisovietica prima o poi sarebbero diventati i padroni del territorio, ma avviene ora, in una situazione ben più complessa di quanto era prevedibile, con nuovi “famelici protagonisti” (Cina, Pakistan, Turchia, India). Qualcuno parla di tramonto dell’occidente, parafrasando un famosissimo libro di Sprangler, ma quel tramonto è cominciato molto prima, ora è più chiaro non solo per gli avvenimenti “contingenti” ma per la cornice che li avvolge e che ci costringe, lo fa da due anni, a ragionare in termini più generali sul nostro futuro come umanità. Lo sfondo è quello di una estate mai così torrida, con una visualizzazione della “crisi climatica” che ci morde i polpacci, la crisi climatica, quella che secondo l’ex presidente del paese più potente del mondo era una invenzione della “sinistra radical chic”. Ci ha “lasciato”, e non solo per il covid, tanta bella gente, e non è che prima non accadesse ma ora lo sentiamo in maniera diversa anche perché sentiamo anche la pressione di quei “coglioni” (tanto per cambiare) che restano e non ci risparmiano i loro commenti ( ma si parlo sempre di Gino Strada e …di quell’altro).                                 

“Ci sono congiunture storiche che segnano momenti di passaggio o rottura, anche solo per l’addensarsi di eventi dall’alta valenza simbolica. Questa torrida estate del 2021 pare essere una di quelle, mentre ogni sua sera assistiamo al rosso di un tramonto infuocato come non mai, dovunque ci troviamo sul nostro emisfero, mostrandoci de vivo, plastico ed oscuro ad un tempo, un altro tramonto, epocale, quello dell’Occidente (Pier Giorgio Ardeni)”.

Ci sono strane congiunture, incroci della storia, “Angeli” che tentano di liberarsi delle macerie del presente per librarsi nel futuro, inquietanti cornici o semplicemente “conti” che dobbiamo pagare, ma dobbiamo proprio pagarli tutti  allo stesso modo o ci sono precise responsabilità, o non sono forse il prodotto di un modello storico abbracciato dalle élite dominanti ?  

“Certo, se parlare di «tramonto dell’Occidente» può sembrare un’esagerazione retorica – il cui contenuto meriterebbe ben altro spazio e approfondimento – è però l’affermazione logica di un’evidenza. Che cosa unisce, infatti, la crisi ambientale, avvicinatasi al punto di «non ritorno», la crisi pandemica, che non accenna a diminuire, la crisi del capitalismo globalizzato, con la rottura delle catene globali e l’acuirsi delle disuguaglianze vieppiù estreme e, infine, la crisi dell’egemonia politico-militare del blocco occidentale? A ben vedere, infatti, tutte queste ammontano ad una crisi dell’Occidente, perché tutte originano dallo sviluppo e dall’affermarsi del capitalismo predatorio da esso originatosi”.

Forse quella cornice di cui parlavo e che rende questa fase così drammatica è solo questa, del resto si sa la cornice è parte integrante del quadro e ne condiziona la percezione. E allora Avanti Popolo.

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