Il sussurro di settembre

Settembre invita al cambiamento. Il suo è un sussurro. Lo avverto da che esisto. Il sole non schiaffeggia più, accarezza; l’aria della sera e del mattino fa serrare il corpo nelle spalle; una calma da terra di confine serpeggia sottopelle e fra i neuroni. Quasi sempre si disperde nell’iconocità che lega la coscienza al quotidiano, quel brusio che allude a una informe vera vita”. Quest’anno il mese che segna l’inizio dell’autunno l’ho incominciato – è stato un caso – con un ulteriore stimolo a qualche cambiamento, raccolto nelle pagine di un saggio del filosofo francese François Jullien dal titolo “La vita vera”, appunto, che non è affatto un particolare dictat normativo esistenziale, come i tanti noti, propinati dalle religioni e dalle filosofia negli ultimi due-tremila anni: è piuttosto una frattura che provoca una sorta di risveglio che non è passaggio da un incatenamento a un altro, ma consapevolezza piena e duratura di sé e soprattutto della rete a infinite trame sulla quale il sé si fonda.

Sarebbe oltremodo facile sgattaiolare fuori dalle trappole della nostra epoca (ne ha di sue ogni tempo) attraverso la frattura dalla quale filtra questo invito continuo al cambiamento, che è solo un altro modo di vedersi e di vedere il mondo:  un metapensiero, potrei definirlo, come quello che in me continua a evocare settembre.

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