“Che splendido concetto, che parola poetica”, ho scritto giorni fa ai margini della manifestazione fiorentina a difesa dei 422 licenziamenti alla Gkn di Campi Bisenzio. Contro la logica delle multinazionali scende in campo una nuova classe operaia, autonoma, consapevole, “pensante”.
Specifica la Treccani: “insórgere (ant. o poet. insùrgere) v. intr. [dal lat. insurgĕre, comp. di in–1 e surgĕre «alzarsi, sollevarsi»] (coniug. come sorgere; aus. essere). – 1. a. ant. Levarsi su, alzarsi. b. Di popolazioni o gruppi sociali, sollevarsi, ribellarsi contro un’autorità, un potere costituito o in genere contro un oppressore; fare un’insurrezione”. Hanno bisogno gli operai di “alzarsi” per difendere i propri diritti, la propria fabbrica attiva e competitiva sui mercati internazionali ma dismessa in base alle incomprensibili leggi delle Multinazionali e della globalizzazione, leggi che governano l’umano ma non hanno niente di “umano”. Ma ne abbiamo bisogno tutti, una volta in altri contesti si diceva “restiamo umani”
Ora le cronache dei fatti, la storia di questa lotta ognuno la può leggere dove crede, sentire in rete le assemblee operaie, i rappresentati del consiglio di fabbrica, le famiglie ma rimane il valore universale del concetto. “Insorgere”, levarsi in piedi, sorgere, mai come in questo momento, al di là delle vicende drammatiche della Gkn ne abbiamo bisogno. Ci serve sorgere come il sole, ripensare e ripensarci per ri-partire, per riappropriarci del nostro destino, smettere la maschera tragica della tristezza degli “sfigati”, smettere di vivere facendo la chiosa, le note a margine delle stronzate che fanno gli altri (sia che ci governa che chi condivide il nostro “condominio umano”), imporre scelte nuove a partire dal quotidiano, senza la saccenteria da primi della classe ma con la consapevolezza che bisogna cambiare, subito, che non c’è più il tempo per rimandare. Fare scelte coraggiose, cambiare radicalmente il modello di sviluppo, mettere i “cambiamenti climatici”, l’ambiente, il “lavoro” al primo posto, investire sull’umano. Investire sull’umano significa, investire essenzialmente sul lavoro, non c’è niente di più umano, senza scomodare Hegel, noi siamo quello che facciamo, il lavoro libera dalla schiavitù e dal ricatto, rende le giovani generazioni libere mentre ora sono incatenate dalla precarietà e dalla subalternità a chi detiene il potere, sia esso politico o economico. Solo così ce la faremo e supereremo questo periodo in cui la storia ci sta facendo pagare i conti, pandemia compresa.