OZIO
C’è chi dice che l’ozio è il padre dei vizi.
Dice.
Ma chi lo dice?
Il mondo è sempre più radicalmente diviso tra una parte che considera il fare il primo dei comandamenti irrinunciabili per dare alla vita un significato e una parte che pensa che esso (il fare) ha un senso solo quando è parte di un processo finalizzato alla realizzazione dell’essere.
Vengo e mi spiego.
La nostra società, così intimamente impregnata di liberalismo consumistico, ormai non concepisce quasi più le attività speculative tanto è vero che lo stesso verbo speculare è ormai, dalla gran parte delle persone, inteso come l’atto di compiere operazioni commerciali e finanziarie sfruttando situazioni particolarmente favorevoli mentre, nel suo significato più antico, da speculo (specchio) aveva a che fare con l’osservare, analizzare, in maniera più estesa riflettere su qualcosa.
Eratostene di Cirene nel III secolo avanti Cristo osservò che nel giorno del solstizio d’estate (21 giugno), nella città di Siene nel sud dell’Egitto (oggi Assuan), il Sole, a mezzogiorno, veniva riflesso dalle acque di un profondo pozzo e che quindi, si trovava esattamente perpendicolare al pozzo mentre un bastone piantato dritto per terra non produceva alcuna ombra e che lo stesso giorno in cui risplendeva nel pozzo di Siene, esso non lo era invece ad Alessandria, città dove Eratostene viveva, e dove, quindi, un bastone piantato perpendicolarmente nel terreno produceva un’ombra, seppur piccola. Riflettendo su questa osservazione (speculando) e conoscendo la distanza approssimativa tra le due città calcolo esattamente la circonferenza del pianeta con un margine di errore modesto.
Immaginate il tempo, l’attenzione al mondo circostante, la capacità di concentrarsi su un aspetto apparentemente secondario e poi ancora di conservarlo nella mente in maniera tale da poterlo confrontare in altro luogo valutando le differenze. Eratostene di Cirene aveva certamente tempo per osservare e riflettere.
Il 24 ottobre 1929 gli operatori della borsa di New York, dopo aver per tutti gli anni tra il 1920 e il 1929 cercato di guadagnare sul mercato azionario cercando di sfruttare situazioni favorevoli (speculando), correndo in massa a vendere oltre 13 milioni di azioni determinarono l’avvio della più grande crisi economica del ‘900, mettendo alla fame milioni di persone e seminando povertà e disoccupazione in tutto il mondo.
Or bene, secondo voi, l’uomo medio del 2021, guardando il saggio Eratostene seduto ai margini di una strada a riflettere sulla lunghezza dell’ombra ad Alessandria immaginando calcoli astronomici ovvero lo scalmanato operatore di borsa gesticolare indicando vendite ed acquisti cosa penserebbe? Già l’immagino.
Osservando il filosofo:
–Ah, che bella vita eh? Guarda che sfaticato! Uè bello, trovati un lavoro!
Osservando l’agente di borsa
–Ecco qua. Meno male che ci siamo noi imprenditori (l’osservatore magari ha un banchetto e vende le noccioline) che mandiamo avanti l’economia! – rivolto al figlio – Ecco guarda e prendi esempio nella vita -alzando la voce e indicando il filosofo – Chi non lavora non mangia! –
La contrapposizione plastica dei nostri tempi tra speculare (riflettere) e speculare (cercare di profittare economicamente di una situazione) direi rappresenti plasticamente i tempi d’oggi.
Tornando quindi all’incipit di questo piccolo articolo e tenuto conto di tutti i danni che nel mondo causa la speculazione, intendendola naturalmente nel senso più moderno (e consentitemi di dire più deleterio), direi che si possa invertire il detto e affermare che:
l’azione è la madre di tutti vizi.