Sono poveri: basta una scacchiera e due finti eserciti dal costo irrisorio.
Sono democratici: non fanno distinzione di genere o d’età, di condizione economica o fisica (uomini o donne, bambini o nonni, abili o disabili, nessuna differenza).
Sono antichi: hanno 1500 anni di storia.
Sono moderni: non temono la tecnologia, anzi.
Sono creativi: richiedono fantasia.
Sono matematici: insegnano l’analisi, la logica e il calcolo.
Sono didattici: educano a riflettere, a decentrarsi, a concentrarsi, a risolvere situazioni e trovare soluzioni.
Sono umani: insegnano il rispetto dell’altro e, soprattutto, ad accettare i propri sbagli, riconoscendo i meriti dell’avversario.
Sono quattro stagioni: Non occorre aspettare il sole o fare gli scongiuri se piove.
Sono pratici: si può giocare dappertutto, sui gradini di una scala o in treno, a Central Park o a Spinoso.
Sono ecologici: non hanno impatto ambientale, non necessitano di alimentazione, né di batterie.
Sono meritocratici: la fortuna non esiste, vince il più bravo o chi sbaglia di meno (che sempre il più bravo è).
Sono silenziosi: non fanno rumore ed esaltano la bellezza del silenzio.
Sono morali: fanno capire che dalle nostre mosse, giuste o sbagliate, buone o cattive, dipenderà la nostra vita. Ogni azione avrà sempre una conseguenza.
Sono previdenti: insegnano a guardare lontano, a immaginare il futuro, a cercare di determinarlo, mossa dopo mossa.
Sono psicologici: sviluppano la capacità di interrogarsi, comprendere i propri punti di forza e le debolezze; ma anche vestire i panni del nemico individuando i suoi punti di forza e le sue debolezze.
Sono pacifici: non inducono violenza, ma stimolano la pace. Dopo il gioco, ci si stringe la mano, poi si discute e si analizza, per imparare dai propri errori e da quelli dell’avversario.
Sono filosofici: Simulano la vita e fanno riflettere sull’importanza del tempo, sulla caducità delle cose. Ma soprattutto che ognuno è l’artefice del proprio destino.