Mi ritrovo a Roma, da solo, vado a cena in un ristorante dove sono già stato in passato, vista la situazione empatizzo con la categoria che un tempo si sarebbe chiamata del commesso viaggiatore, oggi nobilitata con altri termini, oggetti linguistici anglofoni tipo “Local sales manager”. Cioè che fai? Il rappresentante. Ma questa è un’altra storia.
Ho prenotato, mi siedo, green pass a fiducia. Forse è sbagliato tornare a distanza di anni in un ristorante di cui avevo un buon ricordo, è come rivedere la ventenne di cui eri innamorato quando ha cinquant’anni.
Nel tavolo affianco un gruppo di donne di mezza età chiacchiera in modo vigoroso. Il resto della sala è vuoto, quando mi siedo capisco che, mio malgrado, entrerò in quelle vite.
“Mio figlio lo hanno chiamato, si, quell’agenzia di modelli. E’ il suo primo provino, ma non sa se ci va.”
“E perchè?”
“Ha un impegno con il festival del cinema, gli ho detto vai, anche se è una pubblicità di scarpe, dice: magari si vedono solo i piedi. Ma che ti frega?”
“Dobbiamo andare al festival del cinema.”
“Si, certo. L’altro giorno ho visto Favino, è dimagritissimo”.
“Sai ho venduto il locale.”
“E adesso?”
“Adesso spero che mi chiamino per qualche lavoro.”
Un po’ di pezzi me li perdo, combattuto tra una riservatezza civile, ma complessa da gestire in uno spazio limitato, e una tentazione all’ascolto, un po’ malsana: mi viene in mente Flaubert, ma la mia ignoranza letteraria non mi da sicurezza sulla pertinenza della citazione.
Continuano a vociare senza lesinare decibel, dopo un po’ hanno una virata politica, vista l’imminenza della competizione elettorale. La visione complessiva del gineceo, posizionato politicamente tra qualunquismo e concezione destrorsa del creato, esprime i seguenti giudizi sui candidati: Raggi non ce la fa, salvo un miracolo, Calenda per carità, Michetti hanno sbagliato tutto, sembra uno messo a caso perché non c’era più nessuno. Su Gualtieri non ho compreso la valutazione, ma non mi sento ancora così in confidenza per chiedere ragguagli.
Poiché le signore sono personcine che non lasciano le cose a metà, visto che si parla di politica per la città argomentano anche alcune proposte concrete. Intanto le strade, che fanno pena. Poi: che è sta cazzata del bosco di 4.000 alberi nella capitale più verde d’Europa? Questa cosa mi incuriosisce, dove è la fonte del titolo di capitale più verde. Sono quasi tentato di fare una domanda. Ma non c’è tempo, perché si passa subito allo scottante tema dei rifiuti e qui si spalancano le porte dell’innovazione: “Ma perché non usano il termonuclare per la monnezza?”
Onestamente non afferro il concetto, ma che capisco io di energia nucleare?
“Si, ormai con la tecnologia che c’è adesso bruciare la monnezza con il nucleare sarà sicuramente più salutare della monnezza bruciata dagli zingari.”
Doppio salto carpiato avvitato con la riverenza.
Purtroppo mi arriva una telefonata e mi perdo i dettagli descrittivi del progetto avveniristico che consentirebbe di superare l’annosa questione dei rifiuti di Roma e contemporaneamente affrontare il drammatico pericolo sanitario derivante dall’appiccamento di roghi da parte degli zingari, che come è noto appena vedono materiali abbandonati a se stessi mettono mano all’accendino.
Intento a rispondere al telefono non sento più quello che dicono, ormai confesso con un certo rammarico, ma le loro voci si sovrappongono le une alle altre, faccio anche fatica a capire che dice il mio interlocutore, così alzo il volume del telefono.
Allora non so come succede, ma dopo qualche minuto una bionda dal tavolo, che fino a qualche minuto prima vendeva pesce in un mercato virtuale, richiama la mia attenzione e mi chiede se posso abbassare il tono. L’essere primordiale che abita il mio corpo è tentato di indicare alla signora un luogo ameno dove concludere la serata, tuttavia capitalizzo l’investimento educativo operato dai miei genitori con sforzi e mi limito a rispondere “Certo signora, le chiedo scusa.”
Chiudo la telefonata, finisco di mangiare il dolce e chiedo il conto.
E’ stata una serata istruttiva, ho imparato molto.
Chissà se il nuovo sindaco adotterà il termononucleare per la gestione dei rifiuti della capitale più verde d’Europa.