Giro giro tondo, è prelibato il mondo

Negli anni Novanta in televisione a volte passava il cartone animato di Pimpa: bellissimo! Lo davano come riempitivo, quindi non lo beccavo quasi mai. Non avevo nessun elemento che mi aiutasse a risalire alla logica con cui prima o dopo sarebbe passato in tv (non risultava nel palinsesto!) e io giravo i canali a ciclo continuo nell’attesa di acciuffare Pimpa. Incredibile come i fatti dell’infanzia facciano da matrice agli eventi della vita adulta.

Ho sentito che andava in loop lo stesso disco, quando ho iniziato a girare ristoranti in attesa di poter gustare di nuovo alcuni piatti turchi: le meze. Le meze sono state a lungo un mistero: fare un calcolo sull’incastro di condizioni che dovevano verificarsi perché mi venissero servite delle meze sarebbe potuta essere materia di tesi.

Capire lo schema delle meze è una maniera come un’altra di afferrare qualcosa delle dinamiche sociali che vertono intorno ai pasti.

In linea di massima le meze sono legate agli ospiti e alle cene a base di pesce. Quanto più diventi di casa in un luogo tanto meno vedrai sulla tavola le meze.

Le meze includono una vastissima scelta: ci sono pasticci di formaggi e spezie, fondi di peperoni, melanzane e pomodori secchi imbottiti di riso aromatico, crema di ceci e salsa di sesamo, yogurt sbattuto con noci e odori (menta, aneto) e serviti con un filo di olio d’oliva, pesti di pomodori, verdure pastellate, verdure saltate, fagioli aromatizzati, barbabietole in agrodolce, e poi creme di olive e noci e ancora i sarma (sigarette di foglie di vite) e altre decine di prelibatezze. 

Ora, a livello prettamente linguistico nominare una di queste leccornie elencando il nome degli ingredienti è la strada più veloce per rimanere a bocca asciutta.

Vorrei quella cosa con riso e melanzane, e ti portano un minestrone.

Vorrei lo yogurt con le noci, e ti portano lo yogurt e tre noci sbucciate.

Vorrei le salse da mettere vicino al piatto di carne, e ti portano il ketchup, la maionese e la mostarda.

Vorrei i formaggi pasticciati e ti dicono: ma è ora di cena, quelli li serviamo solo a colazione.

Vorrei quelle cose che si mangiano prima, e ti portano le patatine fritte e i börek (pizza rustica).

Poi un giorno l’epifania: in un ristorante di fronte Kız Kulesi dove ordino un piatto di polpette, arriva il cameriere con un vassoio straripante di coppette di meze, un vassoio di un tale diametro che se lo avessi messo in verticale saremmo stati alti uguali!

Lo zapping dei ristoranti aveva portato frutti!

Come si chiamano queste cose?

E lui le nomina una per una, impronunciabili e irripetibili.

No, dico tutte insieme, come si chiamano tutte insieme?

Meze, sono meze.

Guardo su google traslate: meze uguale aperitivi. Era facile. Fallisco sempre con le cose facili. È che io le avrei mangiate sempre come piatto principale.

Tutti i giorni meze? dice lui.

Perché no?

Saremmo tutti dei bidoni con le arterie otturate! protesta.

Beh, sì ma non è che siete proprio sciupati, adesso.

La mia riconoscenza al polpettaro di Üsküdar per avermi fatto ritrovare le meze è tale che le ricorrenze importanti le festeggiamo sempre lì.

Sedersi a pranzo o a cena in Turchia prevede tre momenti: zuppa, piatto principale con contorno e, a conclusione, il Çay.

Come dicevo, si inizia sempre con una zuppa molto liquida (all’inizio storcevo il naso e giù di commenti non richiesti: in Italia mangiate troppo solido e poi vi otturate. Non ci otturiamo proprio niente, ma vabbè, zuppa sia!)

Il piatto principale (ana yemek) è di solito a base di carne o legumi e più di rado, di pasta (avete capito bene: prima la zuppa e poi la pasta) e per contorno insalata al cucchiaio con pomodori, cetrioli, carote e cavolo rosso. Attenzione ai pomodori e ai cetrioli: tagliati in maniera casereccia, a cubi grandi, non vanno mai serviti a pranzo o a cena ma solo a colazione.

Alla fine del pasto (a ridosso o un paio di ore dopo) si mette su il çay e lo si accompagna con frutta secca, biscotti, dolcetti sciroppati o, in occasioni speciali, con i baklava che costano un occhio della testa e infatti i posti in cui li vendono sembrano gioiellerie. Scrivete baklava su google e altro che smeraldi, al prossimo evento regalate due cubetti di baklava al pistacchio.

Ora, è vero che la vera vita è il viaggio ma un piccolo aiuto per orientarsi nella cultura turca è sempre gradito. Per questo vi consiglio di fare un giro sulla pagina Fb e Instagram di ‘Turco in pillole’

(link:  https://instagram.com/turcoinpillole?utm_medium=copy_link) gestito da professionisti capaci di aprirvi un mondo sulla lingua, la pronuncia, il cibo e le usanze di questo meraviglioso angolo di mondo che è la Turchia.

Ormai so che le meze le hanno per lo piú i ristoranti á la carte e i ristoranti di pesce (le meyhane) dove sono servite accompagnate dal rakı, il liquore all’anice. Quando ne ho voglia so dove andare a cercarle.

Ho imparato a prepararne alcune; all’aspetto sono meze ma nel sapore assomigliano a qualcosa di italiano: pur seguendo le indicazioni non riesco a replicare il sapere incorporato nelle mani di un turco. A proposito di mani, un’ultima curiositá: eline sağlık, (salute alle tue mani) è la frase che, alla fine del pasto, riserviamo a colui o colei che ha preparato del cibo per noi. Va preferito al semplice grazie e, se pronunciato strategicamente, è anche un modo gentile per dire ‘‘non mettermi più nulla nel piatto altrimenti esplodo’’.

Sperando di avervi messo fame, vi auguro buon appetito!

Alla prossima 🙂 

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