Grippe, grippare e ingripparsi

Grippe sta per malattia infettiva, febbre spagnola. Termine medico derivato dal francese, da gripper (afferrare). Adottato al maschile in Italia è poi diventato femminile, la grippe. Adesso il lemma è svanito dal parlato, ma si conserva nel vocabolario medico.

Il manifesto del Canton Ticino è del 1918, in piena grippe spagnola. Ed è assolutamente da rileggere, con un po’ di leggerezza e di ottimismo. Provando a giocare con lo slittamento semantico, derivato dalla traslazione dal francese all’italiano.

Dalla grippe umana il termine è passato al linguaggio tecnico della meccanica. E in effetti, nel suo significato più comune, sta a sottolineare il grippaggio di un congegno, di un ingranaggio. E ciò accade quando il motore a scoppio di un’automobile (e non solo), per mancanza di lubrificante, si blocca non reggendo l’eccesso d’attrito, di questa scoria indigesta che consuma e ci consuma, se abbiamo necessità di spostarci.

È il prezzo del movimento e della vita. Anche i nostri organi patiscono il contatto ruvido, che scolla, che abrasa, che lentamente mutila.

Il termine grippare quindi funziona bene sia in medicina che in meccanica e sta ad indicare l’alterarsi di uno stato di sano equilibrio, l’allontanarsi da una condizione ottimale di buona salute, l’ammalarsi. O anche il collasso di un pistone o dell’intero motore. Siamo lì. È il passo che separa la fisiologia dalla patologia. Sia umana che meccanica.

Un ulteriore slittamento, a livello dialettale, è dato dal termine ingrippare, usato soprattutto a Sud. Da noi i motori non si grippano, troppo facile, al di sotto del quarantunesimo parallelo si ingrippano.

Ingrippare è termine terrone, perché a noi piace caricare di calli gutturali i nostri lemmi, preferendo parole tronche e piane. A noi piace rafforzare, giocare al rilancio, per cui grippare non dà l’idea dell’eutanasia del pistone. Meglio se si ingrippa, magari aggiungendo qualche labiale in più.

Ma sempre in terronia, il verbo utilizzato in forma riflessiva, assume un altro significato, terzo slittamento, non molto diverso dal significato italiota. Ingripparsi è da Canestrari, da manuale di Psicologia Generale e indica l’incapacità cerebrale di formulare un ragionamento logico. Mi sono ingrippato, mi sto ingrippando, sta a significare qualcosa che sta a metà tra l’ossessione del pensiero che ronza come un calabrone sopra il nostro cranio e la difficoltà di prendere una decisione. È il cervello che fuma. Che fonde per un attrito ingestibile di pensieri che si affollano e urtano come particelle sotto il Gran Sasso. Come un motore senza olio. Uguale.

Ma come un motore può ingripparsi, anche il sottoscritto si ingrippa, come in questo caso, quando di tessera in tessera, di significato in significato, di analogia in analogia, si sdrucciola verso riflessioni che turbano. Ah, che bello come termine “turbamento”. E il turbine. E il turbinìo. E il tourbillon. E… Ma meglio chiudere. Sennò mi ingrippo dopo aver messo il turbo.

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