I segreti della Carne

Lussuriosi. Il Sommo Poeta li ha immaginati squassati dalla tempesta infernale. Avvolti di vento nelle tenebre più cupe. Sono coloro “che la ragion sommettono al talento”. La ragione schiava al guinzaglio dell’istinto.

Per il cattolicesimo, la lussuria è un peccato capitale. Uno dei più gravi scivoloni della fede in cui un uomo possa cadere. Ma, prescindendo da questioni di fede, dietro ad ogni peccato, a guardar bene, c’è un principio filosofico da scovare. L’eccesso è sempre deleterio. Crea disequilibri che compromettono la nostra stabilità. Ma capire cosa rappresenti un eccesso non è sempre semplice.

Il sesso è una pulsione primordiale. Legata alla conservazione di sé attraverso la riproduzione. Tramandiamo così i nostri geni e con loro una parte di noi. Perpetuiamo il ciclo vitale e lasciamo una piccola eredità, un segno del nostro passaggio sulla Terra. Ma il suo scopo non si esaurisce qui. Come per il cibo, che ha come fine primo il nostro nutrimento, nell’uomo, anche il sesso, acquista una dimensione altra. La ricerca del piacere per il piacere.

Il piacere rende possibile una forma di esistenza sublimata. Anche gli animali lo ricercano, ma l’uomo è in grado di sguinzagliare in questa caccia selvaggia i mastini dell’astrazione e della fantasia. Può potenziare la fisicità dei sensi regalando loro una dimensione ulteriore, intangibile, ma concreta.

Non ci basta restare in vita, prolungare la nostra esistenza. Agogniamo l’esaltazione dei sensi. Una spiritualità carnale. Un’estasi laica che ci accenda e ci faccia risplendere, che ci bruci senza consumarci.

Ma allora cos’è la lussuria all’interno di questa prospettiva?

Il sesso ha una natura istintuale. Profonda. Ancestrale. Ma non è un esercizio di pulsioni svincolate completamente dalla mente cosciente. È un gioco tra conscio, inconscio e spinte primitive, legate da un cordone ombelicale alle nostre origini animali. È proiezione del nostro Io in un altro corpo e in un altro Io.

Se manca questa scintilla, assistiamo a una degenerazione del sesso, ridotto al funzionamento di un ingranaggio patetico e ripetitivo. E la ripetizione meccanica è la morte di ogni fantasia e quindi di ogni piacere che di questa si nutre. La lussuria, per me, è questo. Lo sfrenato ripetersi compulsivo di un atto svuotato di ogni significato. Non è necessario che il sesso porti al concepimento di una vita, o che sia parte di un progetto di coppia. Può essere un episodio circoscritto, un’unione non destinata alla continuità. Ciò che conta è che sia un atto vitale. Autentico. Costruttivo non distruttivo. Momento di congiunzione non disgiunzione. Se queste condizioni non si realizzano, il sesso muore a se stesso.

Tutta la vita è un tiro alla fune tra Eros e Thanatos: i due impulsi che dominano l’uomo. Il sesso si trova nel mezzo e gioca con gli opposti. L’atto sessuale è un momento che ci sottrae alla contingenza, dilata il tempo e con l’orgasmo ci dona l’esaltazione di un’ascesi carnale, un assaggio di eterno.

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