Le mille facce del piacere

Si chiama VTA (ventral tegmental area) e si trova alla base del mesencefalo, una regione del tronco encefalico lunga appena 20 millimerti e molto antica dal punto di vista evolutivo in quanto condivisa da tutti i vertebrati. I suoi neuroni allungano i “tentacoli” verso altre aree: il corpo striato, il nucleus accumbes, l’ippocampo, l’amigdala, la corteccia cingolata anteriore e la corteccia celebrale. Tutte assieme, esse, costituiscono il sistema mesocorticolimbico, noto come “circuito del piacere.  E la VTA funge da direttore d’orchestra. L’esperienza e l’istinto – ma anche la fantasia, da quelli modulata –  fanno scattare il meccanismo e viene rilasciata la dopamina, un neurotrasmettitore i cui effetti ci sono familiari: aumento del battito cardiaco e della pressione sanguigna, che sono i sintomi dell’eccitazione e della motivazione. Se va bene, ovvero se il contesto permette di passare dal “pensare” al “fare”, subentrano l’adrenalina e la noradrenalina, indispensabili all’azione.  Eccolo  arrivare, dunque: il “piacere”, che è la sensazione (emozione, anche) che  caratterizza tale fase. Segue la “soddisfazione”, contestualmente al rilascio di serotonina, responsabile del conseguente buonumore e del desiderio di ripetere l’esperienza. Quando il  piacere è di natura sessuale, dopo averlo consumato, ci si ritrova  in un lago di ossitocina, che riduce lo stress e favorisce il consolidarsi del legame di coppia: quell’entanglement emotivo che ci fa stare così bene accanto alla persona amata fra carezze, abbracci e comprensione. Ciò accade anche e soprattutto sull’altro versante dell’amore: quello fra  genitori (madri, soprattutto) e figli.

Il godimento (concetto estremizzato da Lacan) ha dunque mille facce, ma un solo meccanismo alla sua base. È possibile provare piacere comprandosi qualcosa, accumulando like su facebook, in estasi con le posate pronte davanti a un piatto di spaghetti, a una pizza, a un babà saturo di rum, oppure a una tagliata al color di mioglobina, facendo un giro in moto, guardando un’equazione, al traguardo di un teorema complicato, usando il proprio tempo per aiutare gli altri, guadagnando soldi in borsa, ottenendo riconoscimenti, ostentando una qualche forma di potere, rischiando al casinò, fumando, spettegolando, riempendosi di alcol o di droghe…

Ma questo variegato spettro è solo ciò che emerge dalla riconversione, spesso selvaggia, di alcuni pattern neuronali nella gelatina bianca e grigia delle nostre teste, nella loro essenza traducibili con appena due parole: sopravvivenza e amore.

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