Desiderio di un geriatra di base

Questo articolo è scritto senza possedere alcuna competenza. Ho 52 anni e in prospettiva vorrei poter fruire dei servizi di un geriatra di base, dipendente del Servizio Sanitario Nazionale. Non un geriatra specialista, come è adesso, ma un geriatra a cui rivolgermi se mi fa male la pancia oppure ho un acciacco più grave, il mio medico di riferimento insomma, a cui accedere per merito anagrafico, come accade oggi per i pediatri che si prendono cura delle persone con meno di 14 anni. Questo articolo dunque, pur nella sua inconsistenza, esprime un desiderio di medio periodo, forse condivisibile con alcuni milioni di Italiani.

Nel nostro Paese attualmente le persone oltre i 65 anni sono circa 13,8 milioni, su un totale di 59,6 milioni (dati ISTAT al 2020), dunque circa il 23% dei residenti, percentuale che trova conferma anche in Basilicata. Questa percentuale  è destinata a salire con la tendenza alla senilizzazione della nostra società: già nel 2030 sarà del 27% (sulla base di scenario mediano ISTAT), nel 2040 si innalzerà drammaticamente al 32%. Per carità cristiana risparmio i dati sulla demografia lucana, territorio sul quale i comuni più piccoli (già oggi 31 comuni su 131 hanno meno di mille abitanti) presentano indici di vecchiaia probabilmente oltre la soglia di reversibilità del processo di scomparsa.

In questo contesto di progressivo invecchiamento della popolazione la sanità pubblica continua ad investire giustamente sui più giovani, assicurando un servizio di base pediatrico generalizzato, ma appare tiepida verso i cittadini con età più avanzata, nonostante numericamente continuino a crescere,  e garantisce il medesimo medico di medicina generale con uniformità di servizio tanto al ventenne che al novantenne (che non è poco, sicuramente, tanti altri paesi farebbero carte false per avere queste condizioni, il che non vieta tuttavia la possibilità di auspicare miglioramenti).

Ecco io penso che il medico che adesso si arrabatta per curarmi (come quasi tutti i medici di medicina generale fanno) tra quindici anni non mi offrirà, suo malgrado, un servizio che mi soddisferà (a prescindere dal fatto che il medico attuale sarà in pensione e che dovrò negoziare cure con un suo sostituto). Perché  per quel medico il tema geriatrico sarà solo uno tra i vari temi che la casistica patologica  e gli adempimenti amministrati connessi dovrà gestire, non il tema principale. Per questo io vorrei tra qualche anno poter avere accesso al geriatra di medicina di base, capace di concentrarsi sui miei malanni da vecchiaia e in possesso di competenze specifiche sul tema.

Una misura del genere potrebbe essere utile anche per la gestione della “polifarmacia”, ovvero della progressiva sommatoria di medicinali da assumere con l’insorgenza di nuove patologie connesse  all’incedere dell’età. Chi ha la fortuna di avere genitori in avanzata età sa che certi giorni la sporta della farmacia è più voluminosa di quella della spesa alimentare. Costoro inoltre sanno per esperienza che ogni qualvolta si aggiunge una nuova prescrizione da parte dello specialista di turno costui fa di prammatica la verifica della lista delle medicine già in corso di assunzione e poi aggiunge le proprie, operando in genere in una logica di incremento e non di sostituzione. La sensazione provata è che l’analisi dello specialista si limiti a verificare la presenza di situazioni accertate di incompatibilità, ma che sugli effetti di interferenza nel medio periodo (“lungo periodo” potrebbe essere  un eccesso di ottimismo) non se ne sappia molto, anche presso i medici prescrittori.  Anche perché i trials sulle sui farmaci non sempre sono condotti con riferimento a pazienti in terza età. Tutto questo implica non solo un rischio di effetti collaterali da interferenza dei farmaci (attestato anche dal “Piano Nazionale della Cronicità” del Ministero della Salute nel quale si indica che 1 ricovero su 10 nei reparti geriatrici è correlato a patologie iatrogene, ovvero connesse alla assunzione di medicinali),  ma comporta anche una gestione complessa  sulla posologia ripetuta di pillole nel corso della giornata ad orari prestabiliti (provate a spiegare ad un ottantacinquenne un po’ obnubilato e debole di vista come debba svilupparsi la modalità di assunzione di 8 farmaci al giorno, tenendo conto del giusto distanziamento e anche delle relazioni con i pasti,  e tutto vi sarà più chiaro).

Non è un caso che in alcune Asl, come quella di Torre Pellice in Piemonte, si sia sperimentato un progetto di deprescrizione e riconciliazione terapeutica, finalizzato a determinare un percorso di cura che non consideri in maniera unitaria le singole patologie, ma si faccia carico del quadro clinico del paziente nel suo complesso. E’ in fondo quello che uno si aspetterebbe anche dal proprio medico, solo che se il medico di riferimento ha 1000 altri pazienti, la maggior parte dei quali in età giovane o lavorativa, con diverse altre esigenze (certificati per giustificare l’assenza per malattia o per attività specifiche, ad esempio) e anche altre patologie meno ricorrenti per la popolazione anziana (traumi da sport, da lavoro, da stress, ecc) sarà difficile che abbia tempo da dedicare per una ponderazione accurata caso per caso sulle migliori posologie somministrative dei farmaci per un soggetto vecchio e fragile. Già è un successo se si presta alla visita domiciliare. Poi c’è il tema delle competenze: se il vostro medico di base ha la specializzazione in malattie infettive non è detto che padroneggi con disinvoltura la medicina geriatrica. Ovvio che “ne capisce”, ma non necessariamente è un esperto. Del resto ci sarà un motivo se quando devo costruire una casa mi rivolgo ad un ingegnere edile e non ad un ingegnere elettronico, tutti e due hanno un laurea in ingegneria ma non abbiamo dubbi a chi affidarci.

Per questo quando tra un po’ arriverò anche io in età geriatrica (ed incrocio le dita mentalmente mentre scrivo) non mi dispiacerebbe sapere che la mia salute sia affidata ad un medico con competenze nella cura di persone in terza età e che potrò condividere tali competenze magari con altri 250 vecchietti come me, di modo che ci siano anche le condizioni per il medico di consolidare esperienze di cura: non dovrà più dedicare tempo a prescrivere farmaci  contro l’acne, redigere certificati per gente incazzata che non può o non vuole andare al lavoro o prevedere risonanze magnetiche per ginocchi strapazzati dal calcetto. Potrà dedicarsi anima e corpo ai rimedi per l’osteoporosi, la prostatite, l’incontinenza, le malattie mentali degenerative e via via discorrendo sugli altri acciacchi più o meno gravi che fanno compagnia nella fase ultima dell’esistenza.

Poiché un anziano statisticamente ricorre più spesso al medico e ha un numero più elevato di patologie il geriatra di base avrà un numero di pazienti massimo inferiore a quello del medico di medicina generale, a parità di retribuzione.  

E’ chiaro che una misura del genere necessita di rivedere il sistema organizzativo del Sistema Sanitario,  implica la necessità di formare un numero adeguato di professionisti medici con apposite specializzazioni, magari questa iniziativa, implicando una maggior domanda di personale qualificato, potrà indurre anche a rivedere l’idiozia attuale  del numero chiuso dell’accesso alla facoltà di medicina. Probabilmente tutto ciò potrà comportare un incremento di spesa pubblica per far fronte ad una maggiore offerta di servizio, ma si può presumere comporti anche risparmio per maggiore appropriatezza delle cure. Anche se il bilancio non fosse in pareggio si può supporre che la attuale curva demografica in futuro possa giustificare un incremento di spesa pubblica per spesa sanitaria: in una società di soli ventenni le spese per antipertensivi e protesi dell’anca sarebbero prossime allo zero.

Può essere che quanto scritto fino ad ora sia infarcito di sciocchezze, in tal caso me ne scuso, ma in premessa ho dichiarato tutta la mia ignoranza, in fondo voglio solo esprimere un desiderio per la fase ultima della mia esistenza e di tutti i miei coetanei, una fase che statisticamente rischia di non essere un granchè in termini di condizioni di salute, almeno lasciatemi/ci la consolazione di aver a che fare con un medico che sa di che sta parlando e agisca con pertinenza.

Ecco questo vorrei che tutto ciò accadesse quando smetterò di lavorare e comincerò ad avere un età ragguardevole. Davanti a me un orizzonte di circa 3 lustri, un lasso di tempo più o meno compatibile con la velocità di riforma nel nostro Paese.

Condividi