Pensieri sintetici, solo apparentemente complicati, compatibili con un blog…o almeno spero.
Il perturbante: ciò che è spaventoso perché è il rovesciamento di ciò che era sicuro, amichevole, quotidiano, la trasformazione del familiare, del sicuro in ostile. Freud dedica un saggio a questo concetto che è utile rispolverare per tentare di spiegare quello che ci sta succedendo e, forse, ci può aiutare a comprendere certi comportamenti di massa a cui stiamo sempre più assistendo.
Questa epidemia è in parte un ossimoro, sta trasformando il nostro “essere” in un “non dover essere” per preservare la stessa possibilità dell’esistere. Si nega l’essenza della civiltà e della modernità, lo zoon politikon, ci costringe a surrogare nuovi modi di “svolgere umanità”. La rivolta, a tratti “barbarica”, legata a condizioni di vita già rese difficili dal neocapitalismo e dalla crisi di sistema del 2008, attiva e mette tra parentesi la reazione alla negazione del nostro essere, e a questa è ancora più difficile dare risposte che ai problemi economici, è l’ennesima contorsione dello sviluppo capitalistico/finanziario del terzo millennio. La politica arranca, ma non può che essere così, presa dalla contraddizione di dover imporre misure che negano principalmente sé stessa. Non esiste mediazione praticabile, la politica deve affrontare, nel momento di sua maggiore crisi con le peggiori élite mondiali della sua storia recente, la propria necessità di rifondazione. Avanzano solo pensieri apocalittici, che piegano il futuro alle contingenze del presente. Rischia di vincere la “barbarie” che attiva i comportamenti di sempre: egoismo, odio, irrazionalismo, violenza, pensiero antiscientifico.
Sotto la spinta del vivere quotidiano in forma pop affiorano i dilemmi dell’umano (la vita, la morte, il dolore, il piacere, il tempo, la finitezza), quei dilemmi che la cultura classica esorcizzava con i miti utilizzati da Platone per superare i limiti della mente ed andare avanti, per impedire la paralisi, i “Sentieri Interrotti” di cui più tardi parlerà Heidegger. Una delle prime vittime è la fiducia incondizionata nella scienza, che ha, per la verità, svuotato se stessa “assolutizzandosi”, negando la sua principale missione: l’esercizio del dubbio e la possibilità della sua falsificazione. Trasformandosi in tèchne ha tradito la scienza, puntando al profitto, vendendo agli sciocchi la promessa della immortalità, e di fatto negando l’umano, una immortalità ora tradita che genera rancore in quegli stessi che si erano adagiati nel sogno Prometeico, costringendoli a fare i conti con la morte a lungo esorcizzata. Per affrontare questa crisi ci vogliono filosofi, psicologi o sognatori, che aiutino a rompere gli schemi, non solo economisti.
C’è bisogno di logos non solo di praxis. Il logos non va inteso come astrazione e immutabilità ma nell’esatto contrario è essenzialmente dasein, esserci, essere nelle cose, essenzialmente capacità di mettere in relazione l’astratto con il concreto, contaminazione fenomenica. Il pensiero Parmenideo (che molti associano alla nascita della metafisica), la sua stessa funzione, spesso è stato travisato, presentato come trionfo dell’astratto, dimenticando che Parmenide è greco, greco di una colonia che percorre il pensiero di confine, proprio perché esplora ha bisogno di costruire ancoraggi, certezze come porti per partire per altre esplorazioni non certo per negare il modo fisico. L’essere è e non può non essere, l’essere trova modalità di esistere proprio quando viene negato, anzi più si ostacola il suo divenire più trova strade, elabora strategie di affermazione, di sopravvivenza, muta senza negare la sua essenza, l’essere vuole esserci.
Il Perturbante, come elemento endemico e quotidiano è una strategia di nullificazione, pericoloso perché si insinua come una malattia mortale, dall’interno, un parassita che si alimenta dell’essere per dissolverlo nel nichilismo. Tutto questo avviene, ora si traduce in comportamenti a/sociali, spesso inconsapevoli e perciò avviati verso la deriva dell’irrazionale. La politica è il fronte su cui questa battaglia si combatte, non certo le aule delle accademie, entra nelle piazze si nutre di episodi apparentemente inspiegabili, sbaraglia le vecchie divisioni ideologiche, ne crea di nuove, raccoglie ciò che altri hanno dissennatamente per decenni seminato. La sua crisi, il suo superamento tecnocratico, rischiano di essere il luogo della sconfitta della democrazia così come l’abbiamo conosciuta e voluta dopo il secondo conflitto mondiale e la sconfitta dei totalitarismi, affermando un suo novo modo di essere della politica: autoritaria e incontestabile perché portatrice di verità salvifiche certificate dal dominio dell’economia.