I bambini, fiori di domani

«Se teniamo i bambini lontani dal lato oscuro delle cose rischiamo che poi se ne invaghiscano da grandi».

Questa massima è mia e scaturisce da una lunga lista di considerazioni sugli estremismi raggiunti dal politically correct e da una ancora più grande evidenza: lavoro in una scuola.

Con questo naturalmente non voglio dire che da domani piazzerò i miei studenti davanti a Squid game perché si facciano le ossa ma vorrei anche salvarli da dosi massicce di Peppa Pig che è tanto carina ma quando ride cade all’indietro e non riesce a rialzarsi.

Io sono ancora per il dialogo tra pari: anche se sono bambini, penso che con le giuste misure ad un bambino si possa parlare quasi di tutto, dappertutto, anche qui in Turchia. Come insegnante perseguo il politically correct a modo mio: tra le favole che ci raccontiamo ultimamente in Italia ce ne sono alcune che non condivido affatto come quella dell’asterisco: non è da lì che passa la parità di genere, da lì passa sono la svogliatezza di usare il resto delle parole per chiarire le nostre intenzioni di parlanti. L’asterisco mi sembra anzi l’espediente banale per tenere il passo dell’inglese che non ha di questi problemi. Neanche il turco ne ha ma forse vorrebbe averne dato che insegue il francese e le lingue romanze da cento anni, perché lingue antiche e ricche, piene di storia.

Scusate la provocazione ma se vi basta la parità delle parole allora venite (andate) in Basilicata! Lì non specifichiamo mai la vocale finale delle parole eppure non mi sembra che il sessismo sia stato sconfitto (però certo questo espediente è utile quando hai quindici anni e vuoi imbrogliare le acque per non far capire con chi esci, se con Antonell o con Antonell).

Oggi in Turchia il politically correct è circoscrivibile all’ossessione per l’alcol e le sigarette che in tv sono entrambi coperti da un bollino perché urtano la sensibilità (di chi, di cosa, se quando esco di casa ci sono qui e lì ragazzini che sniffano la colla da una busta di plastica e altri che mangiano dai bidoni della spazzatura?). Non si sa ma tant’è.

In questo paese è fatto severo divieto di consumare alcol e sigarette nei pressi di una scuola e questo è uno dei motivi per cui gli insegnanti fumatori danno di matto: altro che scale antincendio! Se vuoi farti una bella sigaretta in grazia di Dio devi andare a nasconderti e fare come Fantozzi che quando gli danno la martellata sul dito prima scappa fuori dal quadro e poi si concede di urlare come un pazzo.

É di nuovo il 10 novembre, alle 9:05 di questa mattina la nazione intera si è fermata: ricorre la commemorazione della morte di Ataturk, appena suona la sirena noi tutti la onoriamo con un minuto di silenzio, un minuto di immobilità (foto). Gli studenti, in squadroni silenziosi nei cortili delle scuole, ne raccontano poi la malattia, ne salutano la dipartita, oggi come allora, con discorsi e canzoni. Se lo imprimono nel sangue, che la Repubblica (Cumhuriyet) è stata una conquista dipesa dal carisma di un solo comandante. Si dice che la bandiera turca richiami il lago di sangue nel quale al termine della battaglia Ataturk vide riflessa la luna. In Turchia queste cose i ragazzini le sanno, in Italia i colori della nostra bandiera la gente ogni tanto va a trovarsele sul web. E anche se quella turca è una storia cruenta e orribile, una storia di guerra insomma, i bambini la conoscono, la raccontano ma non per questo sono meno bambini. Ecco perché penso che tra il vietare Squid Game e fargli flebo di Peppa Pig non ci sia proporzione: non è drogandoli di violenza o mettendogli ovatta a destra e a sinistra che li aiuteremo a diventare adulti consapevoli.

Ataturk è una figura mitica e la storia di come lo sia diventata non è scevra da brutture: tuttavia il gioco vale la candela e fanno bene a raccontarla ai bambini perché Egli rappresenta il simbolo di una svolta a più livelli: era attratto dall’arte e dalla narrazione del passato, badava all’educazione dello spirito ed è stato con lui che si è iniziato a scrivere con i caratteri latini, a essere in qualche maniera leggibili dall’Europa, accessibili. Me lo immagino quest’uomo che seduto intorno a un tavolo dice: “signori, basta chiamarci Mustafa figlio di Selim e Peppino figlio di Roccuccio qui abbiamo bisogno di un cognome, di un nome di famiglia, se vogliamo entrare nella storia e la storia è l’Occidente!” Mica un problema da poco, pensate a creare dei documenti che abbiano un senso condiviso in Occidente, gente senza cognome figlia di figli di figli come nell’Iliade che di colpo esiste ed è individuabile alla maniera Occidentale, con dei documenti di identità.

Ataturk era greco di Salonicco e Salonicco era una provincia dell’Impero Ottomano, conosceva bene l’est e l’ovest, ci viveva in mezzo e guardava all’Occidente, ma un Occidente per tutti mica solo per i soliti ricchi e famosi. È questo il grande potere democratico di Mustafa Kemal Ataturk, la sua politica ha dato delle possibilità a tutti.

Penso a tutte queste cose oggi, e al fatto che è un anno preciso dal mio primo articolo su Totem. Mi piace questa ricorrenza, ieri ho festeggiato anche i 32 anni dalla caduta del muro di Berlino.

C’è un’età entro la quale ognuno di noi è stato il futuro, bisogna poi avere il coraggio di lasciare il timone alle idee di quelli che vengono dopo, ci sforziamo con le etichette e gli asterischi e i ragazzi sembra invece che siano nati già programmati per lasciarsele alle spalle. Guardano le cose da un’altra prospettiva, loro.

Settima ora, Terza elementare: dati i seguenti luoghi (casa, dottore, circo, scuola, parco eccetera) racconta dove ti senti triste e dove felice.

-Mi piace andare dal dottore, maestra.

-E perché mai?

-Perché mi guarisce!

(Mislina, 3B)

-Non c’è un posto dove sono triste ma ce n’è uno che non mi piace. Vale?

-Vale.

-Allora il circo.

-Ma come, i giocolieri, gli acrobati!

-Mi dà fastidio. Ci sono gli animali. Se fossi in una gabbia sarei triste anche se gli altri venissero a trovarmi.

(Murat 3B)

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