Cosa succede ai confini orientali dell’Europa?

Per puri interessi politici il presidente/dittatore della Bielorussia, Lukashenko, spalleggiato ed utilizzato da Putin (il Satrapo e lo Zar, una coppia non male), favorisce l’ingresso (a prezzi economici altissimi) con voli di linea di migliaia di profughi, per lo più siriani e curdi, che poi manda al massacro ai confini con la Polonia e con gli altri paesi confinanti, innescando una bomba politica e sociale, a cui si risponde con violenze e trattamenti bestiali nei confronti anche di donne e bambini. Ancora una volta un cinismo insopportabile, per la verità non nuovo, (basti vedere l’utilizzo della emergenza immigrati fatto dalla Turchia di Erdogan e dalla monetizzazione della disperazione che quel governo ha ottenuto da un’Europa debole e con deficit di leadership) domina la politica europea sull’immigrazione.

Nel 2020 le forze dell’ordine dei paesi europei hanno individuato 557mila immigrati irregolari, cifre completamente sostenibili se ci fosse una politica Europea dell’accoglienza, niente a che vedere con la invasione paventata dai “sovranisti”. L’utilizzo dei profughi, di intere famiglie che scappano dalle guerre, molte delle quali “fomentate” da “noi”, è una delle pagine più brutte di questo secolo, il loro utilizzo ai fini degli equilibri europei e mondiali una vicenda che fa rimpiangere le pagine peggiori di quella che un tempo si chiamava la guerra fredda, un conflitto mai superato e che “purgato” dalle ideologie si manifesta per quello che è: una guerra economica e commerciale che si presenta sotto forme ignobili e che ci sta preparando un futuro cupissimo.

A Glasgow i “potenti” della terra ancora una volta non riescono a prendere provvedimenti efficaci sul mutamento climatico, i tempi concordati per la messa al bando dell’energia prodotta con gli idrocarburi non sono compatibili con l’aumento del riscaldamento mondiale, questo modello di “sviluppo” non è più compatibile con il Bios. Qualcuno sta facendo i conti su quello che potrebbe succedere nei prossimi anni (parliamo di un decennio e non di secoli) dove per effetto della desertificazione in intere zone del pianeta non sarà più possibile mantenere le già scarse quote di produzione alimentare, in Africa e in parte del Medio Oriente intere popolazioni saranno alla fame (più di quanto già lo siano). Milioni di individui affamati dovranno cercare nuove fonti alimentari. Dove credete che tenteranno di andare? Ci troveremo a fronteggiare milioni di profughi altro che le attuali cifre. Come reagirà l’Europa senza una politica comune ed equilibrata? La paura “dell’invasione” (che ora non c’è) che ci incattivisce, che viene utilizzata da una destra ignorante e cialtrona per guadagnare consensi, cosa diventerà di fronte a quello che si prospetta domani?

Dappertutto assistiamo a tentativi di rispondere a questi problemi con un inasprimento dei “controlli”, con una sospensione dei diritti e degli spazi di democrazia, con muri di cemento o di filo spinato ai confini, è la risposta più facile e meno efficace. Anche questa non è una novità, possibile che la storia non insegni niente, una volta qualcuno lo chiamò (alla vigilia dei due conflitti mondiali) “Il tramonto dell’Occidente” e non è che portò proprio bene, oggi potrebbe essere il tramonto del “Pianeta Terra”. Negli anni sessanta un profetico bardo scozzese (Donovan), guarda caso nato a Glasgow, cantava “…e non c’è più guerra perché non c’è più terra/ e nell’universo sereno un pianeta di meno”.  

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