funny rabbit show how to be brave

I denti che “zicano” e il ruggito del coniglio

Didascalia n°19

Mia madre, Carina (Caterina), mi diceva che da piccolo, la notte, “zicavo” i denti. Scoprii molti anni dopo che lo “zicare” indicava il bruxismo, il digrignare canini e incisivi, facendoli stridere, quasi gemere.

Molti anni dopo, cioè l’altro ieri, non si finisce mai di imparare, ho scoperto, leggendo i versi degli animali, che il furetto “potpotta” e il coniglio “ziga”.

Ziga? Lampadina!

Mia madre mica sbagliava! Usava, a sua insaputa, un lemma che pensava, e pensavo, fosse dialettale (lucano), ma non lo era. Quasi corretto da un punto di vista linguistico, con la gutturale /g/ al posto della /c/. Chessaràmai.

Di certo “zicare” o “zigare” è termine onomatopeico, popolare. Non è nobile come “bruxismo” che deriva dal greco “brùcho”, digrignare i denti appunto. Macchissenefrega.

“Zigare”, mi documento, è il verso “acuto e lacerato” che il coniglio (già che ci siamo, dal latino “cuniculus”, che sta per “tana”, per l’attitudine del leporide a scavare) emette quando ha paura.

 Mi parte in sincrono un tentativo di auto-psicoanalisi, omaggio al Grande Maestro dell’inconscio. Forse un bambino che “zica” di notte ha paura, e indifeso si trasforma nel coniglio che non trova la sua tana, il suo utero. Il buio, in fondo, non è una tana sicura per chi ha paura della notte.

Cosa avrò nascosto nell’inconscio, per farlo “zicare” di notte? Forse nelle fasi REM, quelle del sogno, fuggivo a gambe/zampe levate come un coniglio? Da chi? Perché? Mah! Come l’inafferrabile Bianconiglio. Dove cazzo doveva andare, sempre di fretta?

Della bruma onirica resta solo la traccia sonora, lo stridere fastidioso dei denti. Zzzzzzzzzzzz

Quindi, se il mio segno zodiacale è quello del leone (di giorno, a questo punto), di notte subivo (forse ancora subisco) una metamorfosi e il segno del mio destino astrale diventa quello del coniglio. Se non altro finalmente mi spiego perché tra le mie trasmissioni radiofoniche preferite ci sia il “Ruggito del Coniglio”, di Marco Presta e Antonello Dose su RaiRadiodue. Sempre il Grande Maestro dell’Inconscio avrebbe parlato di “rimozione” e “sublimazione”. Vabbuò.

Poteva andarmi peggio se penso a Gregor Samsa e al suo risveglio kafkiano.

Mi sovviene un’ipotesi. Mica fuggivo dal Lupo Mannaro? U puremunâr?

Mio zio Carlino me ne parlava spesso, quando, imberbe, andavo a trovarlo in falegnameria. Forse per questo di notte mi trasformavo in coniglio. Per essere più veloce e magari saltare sul piolo più alto di una scala, per mettermi al riparo dalle grinfie della bestia ululante e pelosa (chissà se di giorno lui era un coniglio!) nelle notti di plenilunio.

Se non sei leone, nella savana, sii coniglio, se gazzella non è possibile, mi sarò detto nel dormiveglia, tra una fase REM e un’altra.

Adesso che ci penso, mio nonno Giovanni, Giuuannuzz Defina, di indole guerriera e leonina, aveva dei denti piccolissimi e consumatissimi, che ha portato con sé nell’aldilà, a 80 anni. Allora lui “zicava”! E a furia di farlo, forse anche da adulto, ha limato incisivi e canini con la pazienza del tempo.

Vado allo specchio, apro la bocca e mi guardo i denti. Ahi. Mi sembrano più piccoli. Mmmmmmm

In compenso il naso è più grosso e mi sembra un po’ deviato a sinistra. Ma quello non era Vitangelo Mostarda?

A lui pendeva a destra. Fiuuuu. Sospiro di sollievo.

PS. Sul furetto che “polpotta”… rinvio ad altra didascalia.

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