Rubo il titolo ad un quotidiano: E se non dovesse mai finire? Proprio questo mi sembra il punto.
Provo a spiegarmi: l’idea di fondo che noi abbiamo di noi stessi, della nostra vita, del mondo è legata ad una convinzione culturale /scientifica di derivazione positivista: la vita (in senso lato) non può che migliorare con lo sviluppo della scienza e della tecnologia, il progresso costante è il futuro dell’umanità. La pandemia sta demolendo questo concetto che ha dominato gli ultimi due secoli, ma in realtà, per chi voleva capire, la “demolizione” era già avvenuta molto prima solo che sembrava riguardasse sempre gli “altri”.
Penso soprattutto a due autori, due filosofi, anzi un filosofo Gunther Anders con il suo “L’uomo è antiquato”, ed un filosofo/scienziato Gregory Bateson con tutta la sua opera ed in particolare con “Verso un’ecologia della mente”. Pensatori e pensieri, “difficili”, in un’epoca di “pensiero debole”, non accademici, idee scomode che non vogliamo sentire, poco “culturalmente commerciali” e quindi condannate alla emarginazione anche tra chi si batte per “cose simili” (penso al movimento ecologista e Bateson o alla sinistra politico/sociale e Anders). Ora il presente ci costringe a rileggerli, a fare i conti con un paio di interrogativi: e se non si trattasse di crisi passeggere? E se è proprio questo succedersi di emergenze il nostro futuro “stabile”?
Dovremmo accettare un mutamento profondo di approccio, siamo al cambio di “paradigma”, solo così possiamo sperare di anticipare i “fenomeni”, sperare di superare la rincorsa affannosa alle emergenze, alle “paradigmatiche” mutazioni dei virus (sic). E’ necessario un cambio di modello che “anticipi” e in qualche modo “controlli” i processi, questo vale anche per l’economia e le sue crisi cicliche che ormai, dagli anni settanta, non producono più quegli “stop and go” di cui tutti abbiamo per un secolo beneficiato, quelli che l’ economia “raccontata ai piccoli” chiama “rimbalzi” positivi. Per questo è centrale una riflessione sul radicale superamento di questo modello di sviluppo (a cui è legato il devastante concetto di “progresso” a cui ancora facciamo riferimento), la nascita di un “nuovo pensiero critico” , non può bastare la banalità sociologica della “decrescita felice” che tanti libri ha fatto vendere ai suoi autori ma tanto poco ha inciso sui processi reali. Nel cambio di paradigma deve entrarci di forza la convinzione che è fondamentale farsi carico dei problemi del mondo, delle sacche di sottosviluppo e della disperazione, che i “fortini blindati” che tengono fuori i problemi prima o poi cadono. L’Africa, per esempio, è un nostro problema e non solo una terra di sfruttamento da abbandonare al proprio destino, la “pandemia” ce lo sta spiegando benissimo. Subito vaccini gratis per tutti, rinunciare ai diritti di proprietà sulla sperimentazione: bisogna superare la logica del profitto che caratterizza Big Pharma anche con decisioni forti, unilaterali “della politica e dei governi”.
Naturalmente non ho la presunzione di avere le risposte per tutte le innumerevoli domande, non ho certezze, non credo che le abbia nessuno, ma la consapevolezza, che vorrei trasmettere anche ad altri, che siamo al crollo delle facili certezze, partiamo dalle domande come diceva il Boss in una delle sue più belle ballads: “non c’è fine al viaggio e quello che conta non sono le risposte ma le domande.”
Gramsci, è ancora portatore di un pensiero utile, sviluppato in uno dei periodi più bui della nostra storia recente, ci ricorda il valore fondativo della conoscenza: “Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza”. Proprio così, per questo bisogna investire sulla “scuola”, sulla formazione, sulla ricerca, sulla costruzione collettiva di un nuovo modello di società che passi attraverso un cambio delle conoscenze e delle coscienze. Complicato ma necessario, il tempo , come ci ricordano i ragazzi di “Fridays for Future”, sta scadendo.