Scartabellando nel cassetto della mia scrivania, a casa di mia madre, ritrovo alcune pennette di cui avevo perso memoria da anni, le inserisco nel computer e ritrovo vecchie cartelle, vecchie foto e, inevitabilmente, vecchi testi.
Mi attardo a leggerne alcuni, tra questi uno intitolato “C’è Teatro e teatro”, lo leggo e mi rendo conto che, a distanza di più di 5 anni, è assolutamente attuale tant’è che mi convinco di doverlo pubblicare di nuovo nella speranza che magari chissà, nuovi interlocutori, siano capaci di condividere una visione e provare a far meglio (ma davvero però) di chi li ha preceduti.
Propongo questo mio stimolo alla discussione con il massimo rispetto, innanzitutto per gli operatori del settore che sono i più qualificati a parlare dell’argomento, quelli che dovrebbero essere consultati e coinvolti nelle scelte e poi per chi è chiamato a fare scelte. La circostanza che il testo sia stato già proposto nel 2016 non è finalizzata ad alcuna rivendicazione è solo utile a capire che, il tempo passa, e nulla cambia.
Potenza, 11 febbraio 2016
C’è Teatro e teatro.
Ci andavo da ragazzo, era già mal messo, andavo a vedere i peplum, Maciste e Sansone, gli eroi di una filmografia epica di cassetta tutta di marca italiana, ricordo che in quel periodo non avevo la piena consapevolezza di cosa sia un teatro, per me, ragazzino degli anni ’70, era solo un cinema più arzigogolato, un po’ ammuffito, dall’inconfondibile odore di vecchio e di polvere.
Allo Stabile ho visto il mio primo spettacolo teatrale, ci andai con Mamma e Papà, era “Anfitrione” di Plauto, interpretato da Tino Buazzelli. Divertentissimo. Finalmente capii a cosa serviva lo Stabile, altro che Maciste e gli Argonauti!
Poi venne il terremoto nel 1980, un lungo periodo di chiusura e un lento recupero fino alla restituzione del Teatro Francesco Stabile alla Città di Potenza.
Che cos’è un teatro?
Dicesi teatro un Edificio appositamente progettato e costruito o comunque adibito alla rappresentazione di opere drammatiche o musicali, a spettacoli di varietà, ballo, ecc.: il T. dell’Opera di Roma; il T. alla Scala (più com. la Scala) di Milano; il T. San Carlo di Napoli; il T. della Pergola a Firenze.
Una definizione di quelle facili, che si trovano con una velocissima ricerca e che utilizza poche semplici parole per definirne le funzioni, apparentemente pare che con questa definizione tutto è chiaro e semplice. Apparentemente.
Ma anche, che cosa è il Teatro?
(Naturalmente so benissimo che su cosa sia il teatro si potrebbero scrivere migliaia di pagine e c’è chi certamente lo ha fatto o potrebbe farlo meglio di me, ma per gli scopi che mi prefiggo di raggiungere con questo articolo la definizione che ho dato è più che sufficiente).
Il Teatro è quell’evento che si verifica ogni qual volta ci sia una relazione tra almeno un attore che agisca dal vivo in uno spazio scenico e uno spettatore che dal vivo ne segua le azioni.
Coniugando le due definizioni quindi un teatro è un Edificio appositamente progettato e costruito o comunque adibito alla rappresentazione nelle quali si verifichino relazioni tra almeno un attore che agisca dal vivo in uno spazio scenico e uno spettatore che dal vivo ne segua le azioni.
Quindi un teatro è qualcosa di più di un edificio vuoto, più o meno arredato da mettere a disposizione agli attori per agire il Teatro.
Il teatro è una macchina complessa, un insieme di mura, attrezzature, luci, operatori, tecnici che agiscono per rendere possibile l’attuazione del progetto teatrale di un autore e degli attori.
Detto questo, quindi, la domanda che mi pongo è: il Teatro Francesco Stabile è un teatro nella definizione combinata che ho dato che comprende funzioni e finalità?
La mia risposta è no.
Certamente lo è stato, so che da molto, moltissimo tempo non lo è più, non lo è più perché manchevole di parti fondamentali dell’ingranaggio.
Non ci sono tecnici, non c’è personale di servizio, anche la semplice azione di passare un po’ di impregnate sulle tavole logore del palcoscenico non c’è nessuno che la fa, non c’è un addetto alle luci, non c’è qualcuno che possa mettersi a disposizione delle compagnie teatrali, degli spettacoli, dei gruppi di amanti di teatro per consentirne una fruizione adeguata allo scopo.
Al Teatro Stabile 7 volte su 10 ci sono eventi e manifestazioni che non sono teatro, la Croce Rossa, l’AVIS, l’Associazione delle Figlie di Maria, naturalmente la convegnistica politica, tutte cose che potrebbero essere svolte altrove, oppure, sempre nell’ambito del Teatro Stabile, nelle sale che pure il nostro piccolo teatro contiene.
La mia esperienza è minima per carità, un po’ di teatro amatoriale, un po’ di laboratorio teatrale, qualche amico che vive di teatro non sono in grado di mettermi all’altezza di svolgere l’argomento in maniera adeguata ma sono qui, forse inadeguato, ma presente.
A Potenza c’è un nuovo Assessore (Assessora) alla Cultura, ed io vorrei utilizzare questo piccolo ma importante spazio che mi concede il magazine per dirgli, laicamente, che sarebbe ora di mettere le mani sulla questione Teatro a Potenza.
No, per carità, non ci confondiamo, non parlo dei massimi sistemi, la gestione della stagione teatrale, l’uso a favore delle tante realtà che in questa città producono Teatro, non voglio parlarle del Teatro, intendendo con la T maiuscola l’azione agita dagli attori sul palcoscenico, ma del teatro, della struttura che dovrebbe essere premessa e supporto perché quell’agire possa essere svolto.
Il Teatro Stabile è una grande occasione persa, in altre Città questo tipo di spazi è gestito da Fondazioni capaci di tenerli in vita e generano lavoro, falegnami, operai, scenografi, tecnici delle luci, tutte cose indispensabili che il nostro Stabile non ha.
Non vi spaventate, lo so ho usato la parola Fondazione, che è un termine che a me fa tremare i polsi, ha un odore di stantio e di marcio, sa di vecchia borghesia, sa di vecchie famiglie, sa di controllo politico e di lotte di potere, quello che è accaduto intorno a Matera 2019 è fin troppo esemplicativo di ciò che dico. Ma questa maniera di declinare la parola Fondazione non è ineluttabile, si può fare in maniera diversa, abbiamo la Film Commission, abbiamo operatori del settore, scuole di teatro, compagnie, abbiamo quel piccolo seme che pure è stato gettato con l’operazione della Grande Parata dei Turchi che nel piccolo ha creato un indotto di artigiani del costume e delle attrezzature.
Si potrebbe fare di più e di meglio certamente, ma la partenza è rendere il teatro Stabile finalmente un Teatro vero, con le sue maestranze, piccole se volete ma professionalmente capaci, costruire un sistema che affidi finalmente il teatro Stabile alle sue funzioni vere e che, soprattutto, consenta alla struttura di poter essere utilizzata all’interno del sistema teatrale italiano in maniera credibile.
Una struttura che non consente, ad esempio, lo svolgimento regolare di eventi programmati di un Festival come quello delle Cento Scale perde credibilità, una struttura che allarga e restringe i suoi spazi fruibili in funzione delle indicazioni di un Consigliere comunale al funzionario di turno non è credibile, un sistema che è al servizio dei desiderata politici di tizio o caio è solo una vecchia puttana imbellettata.
Penso che sia arrivato il momento di aprire una discussione sul teatro Stabile, una discussione che coinvolga innanzitutto i professionisti del settore, alias Assessore i 5 – 6 gruppi che fanno teatro a Potenza li ha già convocati? No? E’ in ritardo!
Lasci da parte i parrucconi, le vecchie matrone potentine, i produttori di fuffa sovvezionata, le decine di personaggi in cerca d’autore che si agitano nella nostra piccola città tra associazioni e “uomini di cultura” in lotta per scalare l’ennesimo piccolo gradino, provi a mettere in moto un meccanismo virtuoso, c’è tanto da fare: formazione, lavoro, organizzazione.
Si trovi un Direttore per il teatro Stabile, per carità non un ex-politicante che ha bisogno di un posto, per quelli c’è ESAB che ha una fulgida tradizione oppure che so, un’ente che fa fuffa formativa o pseudogestione ecologica o un qualche altro ente dove parcheggiare i trombati o pagare le cambiali politiche, per il Teatro si trovi uno bravo, non necessariamente di Potenza, uno che ne capisca di Teatro, magari giovane perché no, di non grandi pretese, e gli offra l’occasione di trasformare il teatro Stabile nel Teatro Stabile.
La città saprebbe accorgersene, non stia a sentire quelli che dicono che Potenza è una Città morta, combatta anche Lei contro questo pregiudizio agito a peso d’oro da piccoli nani interessati agli affari più che alla cultura, una Città che porta in piazza migliaia di cittadini per la notte bianca dei libri, una città che partecipa corale alla scrittura di un libro sulla sua identità, una città di musicisti, poeti, comici, una città con diverse compagnie teatrali stabili che producono cultura e fanno economia, è una Città che ha bisogno di un Teatro capace di svolgere la sua funzione.
Un ultima cosa, la scongiuro, provi a far capire alla mediocre borghesia potentina che il Teatro è qualcosa di più di pellicce e orecchini di brillanti da sfoggiare, di più di una gara di eleganza tra vecchie signore, spieghi con il garbo che le è riconosciuto che il teatro serve per fare Teatro, per fare concerti, che esso è uno spazio d’arte prima di ogni altra cosa.
Tutto ciò che non necessita delle caratteristiche che solo un teatro può mettere a disposizione può essere agito altrove, magari anche negli spazi bellissimi che lo Stabile mette a disposizione (ridotto e Sala degli specchi), o in una bella sala convegni.
Buon lavoro.