I sei episodi di Strappare lungo i bordi, serie animata Netflix di Zerocalare, rappresentano un percorso catartico. Il protagonista e la sua coscienza, in forma di armadillo, animato dalla voce di Valerio Mastandrea, ci trasportano attraverso le esperienze e le insicurezze di un’esistenza precaria. Le certezze dell’infanzia sono un’illusione. Perché come dice lo stesso Zero:
“D’altronde del fatto che le nostre vite si basassero su assunti traballanti ci stava già qualche indizio sparso qua e là.”
In questa serie c’è il disagio di una generazione che si sente inadeguata. Che non trova il proprio posto nel mondo. Che spera di restare uguale a se stessa per sempre solo per scoprire, per usare una metafora dell’autore, che un foglio di carta piegato tenuto in mano, anche se resta fermo nello stesso punto, finisce per rovinarsi.
Da ragazzi si pensa di avere tutto il tempo a disposizione per strappare lentamente i bordi tratteggiati del nostro disegno e dar vita alla nostra figura perfetta e definita. Ma vivendo è evidente che quest’operazione non è così chirurgica come ci aspettavamo. Gli strappi ci portano verso direzioni impreviste ed eludono gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Diventiamo qualcosa diverso anni luce dalle nostre aspettative
Come ci evidenzia lo stesso autore, spesso l’errore risiede nel confronto continuo con gli altri a cui ci sottoponiamo:
“E semo pure stupidi. Perché se impuntamo a fa’ il confronto co le vite degli altri. Che a noi ce sembrano tutte perfettamente ritagliate, impalate, ordinate. E magari so così perfette solo perché noi le vediamo da lontano.”
L’inconfondibile tratto di Zerocalcare, trasportato sullo schermo, conserva la sua freschezza. Nessun compromesso. La poetica di Zero non subisce censure o attenuazioni. La scelta di utilizzare per quasi tutti i personaggi la voce dell’autore è originale e ci dà un quadro della coralità interiore che Zero affida di volta in volta a vite e percorsi differenti. Lamentarsi per la parlata in romanesco è abbastanza surreale. Chi ha letto le opere di Zero sa quanto l’autore sia legato a Roma e alla sua Rebibbia. Ma lui è tutto tranne che provinciale. Il romano nelle sue opere diventa voce comune delle coscienze di intere generazioni. E non solo. Dalla calda accoglienza che Strappare lungo i bordi sta ricevendo anche all’estero appare evidente che i concetti espressi e la capacità di trasportarli in immagini in movimento e dialoghi abbiano un carattere universale. Indovinate le musiche. Le canzoni scelte ci conducono per strade impervie e suggestive, emozionandoci. Le citazioni, all’interno degli episodi, tratte dall’immaginario pop sono molteplici: film, gruppi musicali storici, serie tv, anime e tanto altro. La costruzione di situazioni paradossali per (provare) a spiegare i fatti della vita sono divertenti. Si ride molto in Strappare lungo i bordi. Ma non di solo riso vive l’uomo. Ci sono anche momenti toccanti. Di grande intensità. Ma la grandezza di Zerocalcare è anche qui. Nella sua capacità di utilizzare un tocco leggero, mai banale, per affrontare temi enormi. In conclusione, un’ultima citazione. Una delicata spiegazione del dolore:
“Bambino: “Alice, ma la cicatrice poi passa?
Alice: “La cicatrice non passa, è come una medaglia che nessuno ti può portare via (…)”
Bambino: “Ma perché non passa?”
Alice: “Perché è una cicatrice. Se andava via con l’acqua era un trasferello. È una cosa che fa paura, ma è anche una cosa bella, è la vita.”