Un detto di quando ero bambino recitava “Sotto la pioggia fame, sotto la neve pane,”, voleva dire che la neve si scioglie piano, non affoga il terreno quando è troppo forte, non lo erode via come fa l’acqua di un nubifragio che è veloce, violenta, strappa via la terra con la sua furia oppure lo allaga soffocando il grano che sta germinando in attesa della primavera.
Ma c’è un altro elemento suggestivo che mi porta alla mente questo detto, durante un nubifragio, un’alluvione, mentre siamo al coperto, siamo vigili, ci guardiamo attorno, trasaliamo al rumore assordante di un tuono, temiamo il lampo. Durante una nevicata, tutto è più calmo, più tranquillo, superata quella fase un po’ frenetica in cui osserviamo, scrutiamo, cerchiamo di capire se la neve si raccoglie o meno, quando la neve è tanta e comincia a raccogliersi ci plachiamo, rimaniamo in attesa. La caduta della neve è silenziosa, al limite un leggero fruscio di fiocchi nel vento, ma ciò che sempre caratterizza una giornata di neve abbondante è il silenzio, i rumori attutiti.
Sotto la neve pane,
ma non solo quello che si mangia, il silenzio, l’attesa, aiutano a riflettere, a leggere un libro, a scrutare intorno a noi un panorama emozionale che è per sua natura sommesso, fragile, che richiede una concentrazione che contrasta con i ritmi della vita quotidiana, che il frastuono di un temporale non consente.
Il periodo del lockdown per molti di noi è stato questo, le giornate in casa, il silenzio delle città, la passeggiata furtiva incrociando poche persone irriconoscibili nelle mascherine, ci ha catapultato in una dimensione più pacata, silenziosa, simile a quella che sperimentiamo quando nevica tanto.
Sotto la neve pane.
Non ce ne siamo neanche accorti, ma durante quel lungo periodo di silenzio, di pochi contatti, di pensieri ed emozioni, abbiamo tutti un po’ seminato, magari c’è chi ha seminato la paura e la rabbia che oggi fioriscono in tante discussioni, in tante prese di posizione radicali, e chi ha seminato riflessioni, cura di sé, cura degli altri, studio, comunione.
Cuori Dentro è un po’ questo, è il frutto di una semina di coscienza, è un gioco di candele che si fanno luce da lontano cercando ognuna di mandare un po’ di chiaro alle altre, è un centinaio di persone che si raccontano e raccontano quello gli accade intorno e, raccontando sé stessi, inconsapevolmente, raccontano il momento, i momenti, i luoghi, il passare di questa ondata di ansia, dolore e paura nello spazio e nel tempo.
Sotto la neve pane.
Perché c’è di più dei diari personali di tanti italiani, c’è di più della quotidianità, delle paure, delle emozioni, delle speranze, c’è di più delle tante riflessioni che si possono fare sull’insieme delle esperienze raccontate, questo libro è destinato a rimanere.
L’idea del diario certamente non può considerarsi originale; eppure, per quanto io abbia cercato, finora non ho trovato nulla di simile, nulla di ugualmente istantaneo e immediato di “Cuori dentro”, toccherà ad altri fare analisi, sezionare, scomporre, ricercare significati, a noi resta il piacere di aver condiviso, in un momento oggettivamente difficile per tutti, dei momenti giornalieri con uomini e donne, il più dei quali prima di questa occasione sconosciuti.
Sono molto orgoglioso di Pino, Gianrocco, Tonino, Antonella, Doreen, Veronica, Annamaria, Rocco, Cristina, Lucia, Paride, Valeria, Rosario, Giuseppe, Luca, Carmela, Renato, Rossella, Claudia, Lorenza, Francesca Gianfranco, Lia, Piero, Ippolita, Cinzia, Alessandra, Annamaria, Katia, Rosa, Irene, Fabio, Lucia, Valentina, Giovanni, Milena, Gaetana, Angelo, Paolo, Gerardo, Enrico, Nuario, Angelomauro, Dino, Maria Domenica, Claudio, Roberta, Vittoria, Rosaria, Gemma, Mauro, Salvatore, Silvio, Dario, Domenica, Sandro, Giovanna, Giacomo, Andrea e, se permettete, anche di me.
La comunità che abbiamo costruito intorno a Totem Magazine è fatta di donne e uomini che si interrogano, che si parlano, che hanno cose da dire e voglia di farlo, io che ho avuto la fortuna di coordinare tutta questa massa di pensieri, parole, immagini, durante quel periodo ho potuto immergermi in tante vite diverse dalla mia e mai come in quel periodo ho vissuto scambi e conoscenze proficue, interessanti sul piano umano, culturale e personale.
Sotto la neve pane.
È nato tutto da un piccolo seme, lo abbiamo piantato io e Gianrocco quando abbiamo deciso di scrivere il nostro diario pandemico, poi Pino ha intuito che si poteva seminare più in grande e così di giorno in giorno si sono aggiunti amici, conoscenti e poi persone nuove seguendo il tam tam flebile, ma evidentemente udibile anche a distanza, del nostro magazine,
Il grano che è cresciuto in quel periodo di stasi lo abbiamo raccolto, ne abbiamo fatto farina; macinarlo, impastarlo, attendere che lievitasse e infine cuocerlo è stato faticoso, è stato solitario, ma ne valeva la pena.
Ci apprestiamo a lanciare nel mondo “Cuori Dentro” entusiasti e orgogliosi di aver realizzato un’opera che restituisce una cronaca sensazionale di un momento storico, spontanea, per niente costruita, vera.
Sabato 11 dicembre 2021, alle ore 17, presenteremo il libro a Potenza presso il Museo Archeologico Nazionale della Basilicata “Dinu Adamesteanu”, vi aspettiamo per scrivere una pagina di “Cuori fuori” nella speranza che questo periodo si avvii al suo termine.
