Soffia il Lodos, tutti al riparo!

Lodos, non proprio il tipo di fenomeno potenzialmente catastrofico al quale sono abituata.

È il vento di Libeccio, credo, perché è un vento di sud ovest e in Turchia lo chiamano Lodos, appunto. A Istanbul l’ho visto in azione cinque o sei volte e sempre in maniera più o meno distruttiva.

La prima cosa che vi dico è che si tratta di un vento caldo, ma caldo sul serio e questa per me è una novità visto che mi è capitato di osservarlo nelle stagioni fredde.

In Turchia non abbiamo messo gli orologi indietro per cui a novembre, e poi via via fino al solstizio d’inverno, albeggia tra le 7:40 e le 8:10, minuto più minuto meno; questo significa che lavoratori e studenti si alzano ed escono in piena notte anche se di fatto sono le otto del mattino.

Il 29 novembre, giorno della tempesta di vento, il cielo era carico di pioggia e con il buio pesto delle sette chi va a controllare alla finestra la temperatura? Nessuno. Visto l’andazzo generale va da sé che la gente abbia aperto l’armadio e si sia imbacuccata dalla testa ai piedi. Che sorpresa uscire di casa e beccarsi uno schiaffone di aria calda!

Ma permettetemi ora una digressione: novembre, vento caldo. Due indizi che legano la mente di un qualsiasi lucano ad un unico evento: il terremoto dell’Irpinia. Ecco un altro tratto caratteristico dei lucani nel mondo e io non faccio eccezione. Come il terremoto, anche il vento è invisibile se non quando stacca pezzi di tetti e trancia case e persone. Mettiamoci poi che causa Covid nei luoghi pubblici e nelle scuole si lavora con le finestre aperte e la frittata è servita.

I media all’estero lo hanno venduto come un uragano ma non è corretto. Si è trattato di violente raffiche di vento, abbastanza distruttive e pericolose ma l’uragano è un’altra cosa. (link al tg turco: https://www.youtube.com/watch?v=0x8oCndu_F4 )

Come ormai sapete io viaggio sotto terra e lì il Lodos non può raggiungermi, per strada invece sì e sul ponte ancora di più! Hanno fatto il giro del mondo le immagini dei due autobus che scortano, facendogli da paravento a destra e a sinistra, cinque o sei fattorini in scooter aiutandoli ad attraversare il ponte. Senza i due mezzi pubblici a fargli da scudo, il vento avrebbe probabilmente disarcionato i malcapitati buttandoli giù dal ponte nelle acque impazzite del Bosforo!

Durante questo 29 novembre di Lodos per gran parte della giornata io sono stata a scuola e durante le lezioni si sentiva di tanto in tanto uno schianto, qualcosa volava in grandi aironi neri da un palazzo o da un cantiere all’altro infrangendosi da qualche parte. Delle ultime due ore prima dell’uscita la circolare di non far uscire nessuno in giardino, poi la pioggia, torrenziale. Sulla via di casa ho pensato: adesso se non mi falcia una lamiera comunque come minimo mi becco una bronchite, invece il vento anziché congelarmi l’acqua addosso quasi quasi mi asciugava i vestiti. Non era continuo, si nascondeva dietro un muro o arrivava in eliche e passando strappava le cose dalle mani, le tele agli ombrelli, i gazebo alle caffetterie, spingeva, come un vandalo. Nel mio quartiere pochi danni, tutto sommato, ma a ovest di Istanbul parecchi, con crolli e morti. In tv la polemica su: ma in che tipo di stabili abitiamo? Come sono state costruite le nostre case? Perché la mia casa si è scoperchiata e quella del mio vicino no? Polemiche senza né capo né coda dal momento che il vento è stato violentissimo: ha spostato perfino le piattaforme dei cantieri navali e capovolto tir di non so quante tonnellate. Infine la notizia della chiusura delle scuole nella giornata del 30 novembre per raffiche fino a 110-130 chilometri orari.

Che cosa rimane da fare allora se non barricarsi in casa a fare l’albero di Natale?
Il Lodos non fischia come il grecale ma quando si stanca e se ne va lascia finalmente il testimone a quel freddo rigido e secco che mi piace tanto. Oggi il cielo è limpido, non c’è neanche una nuvola e l’aria punge ma il sole si specchia nelle grandi vetrate delle torri. È magnifico e io penso: chiamali matti quelli che professano il culto del Dio Sole.

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