di Mimmo Mastrangelo
RIVELLO <<In un fumetto la grafica svela, il disegno mette puntualmente a nudo una linea di ispirazione la quale, il più delle volte, si rifà a quelle che sono state le letture da ragazzo del suo autore>>.Ecco, se sono vere queste parole del grande regista giapponese d’animazione Hayao Miyazaki, possiamo affermare che il segno nelle novel-graphic del giovane rivellese Nicola Gagliardi si rifà ai manga degli inizi degli anni duemila. E una conferma la si può avere dal fumetto in rete “Ottavia De Luise, una bambina di Montemurro” i cui i tratti dei personaggi richiamano il disegno della celebre scuola orientale, mentre gli occhi sbarrati, densi di espressività della protagonista rimandano a quelli della bambina ritratta in tantissimi quadri della pittrice statunitense Marghareth Keane. A parte i “formalismi”, il narrato per immagine di Nicola Gagliardi riapre una pagina buia della cronaca lucana degli ultimi cinquant’anni, riporta al 12 maggio del 1975 quando a Montemurro scomparve nel nulla la dodicenne Ottavia De Luise, ultima degli otto figli del macellaio del paese. Da allora la storia di Ottaviana è rimasta come un buco nero nella coscienza locale, tant’è che ancora oggi si fa fatica a parlarne, tra gli abitanti del centro valligiano è come se fosse calato il lungo velo del silenzio. Un silenzio inquietante, per certi versi molto più colpevole dello stesso assassinio (perché Ottavia da qualcuno è stata ammazzata). La graphic-novel ricostruisce la vicenda della bambina considerata in paese “una poco di buono” che frequenta adulti anche avanti nell’età i quali, probabilmente abusano della sua ingenuità ed innocenza. In parallelo al racconto della sua sparizione (le cui indagini vengono subito archiviate e poi riaperte trentacinque anni dopo senza arrivare ad alcun esito), Nicola Gagliardi innesta un caso di pedofilia dei giorni nostri: quello di una ragazzina che, dopo essere stata adescata in rete, trova la forza e il coraggio di parlarne coi genitori e denunciare alle autorità l’orco che la perseguita e minaccia. Due casi distanti negli anni e dagli esiti diversi, eppure la vicenda di Ottavia – come riporta lo stesso Gagliardi che cura pure i testi – <<è una di quelle storie sempre attuali, lo è perché non ha ancora un finale, perché continua a farci riflettere su come eravamo e su come siamo, sul peso delle nostre responsabilità, dei nostri silenzi, delle nostre responsabilità>>. Edito dal Coordinamento di Basilicata dell’Associazione Libera di Don Luigi Cozzi e dal “Presidio Val D’Agri Ottavia De Luise”, quello di Gagliardi è un lavoro sull’ oblio, sul <<male più subdolo – scrive il sacerdote Don Marcello Cozzi nella postfazione – Quel buco nero della memoria nel quale ogni passato viene risucchiato, le persone perdono i loro contorni e alla fine tu ti convinci che nulla è mai stato…>>. Appunto, come se non fosse mai stata accaduta la sparizione di Ottavia De Luise, la bambina di Montemurro inghiottita nel vortice di un contesto sociale pullulante di silenzi e tabù.