L’uomo con un buco nel petto

L’uomo con un buco nel petto sedeva soddisfatto su un grosso masso. La curva dell’orizzonte sembrava una nave in preda alla tempesta. Nuvole cariche di pioggia scorrazzavano funeste nel cielo. Onde grigie, minacciose, turbavano l’aria elettrica. Ma lui restava immobile. Calmo. L’ingombro del suo cuore era un ricordo lontano. Non abitava più lì, nell’incavo sotto lo sterno. Se ne era disfatto. Adesso era custodito in uno scrigno. Semplice. Di legno e metallo. Il cuore batteva all’interno della sua prigione. Ogni giorno. Separato dal corpo. Distante ma complice.

L’uomo con un buco nel petto stava meglio senza quel peso. Conduceva una vita normale. Niente e nessuno poteva ferirlo. Ma questo non lo privava di emozioni. Quelle c’erano sempre. Smorzate. Un po’ offuscate. Ma le sentiva ancora. Un groviglio sussurrante. Costante.  

Nelle sue peregrinazioni aveva incontrato tanta gente. Tanti cuori piegati e piagati dalla vita. Lui li guardava con distacco. Finanche con un filo di disprezzo. Non avevano avuto il coraggio. Il suo coraggio. Salpare l’ancora. Non lasciarla arrugginire in uno sputo di mare.

Aveva conosciuto anche persone molto interessanti lungo il suo cammino. In un’occasione aveva incrociato la strada di una donna che sembrava perfetta per lui. Quando si erano conosciuti, si erano piaciuti all’istante. Lei amava osservare il tramonto attraverso il buco nel suo petto. Si fermava con la testa poggiata sulla schiena ad ascoltare il vento che cantava le sue canzoni, in quello spazio che una volta ospitava un cuore.

Lui era rimasto incantato da quella bellezza fatta di porcellana e increspature di capelli corvini. La fronte come un muretto di campagna con i pensieri rampicanti che crescevano, nascosti, dall’altra parte. Dove la vista non poteva ghermirli.

Andarono a vivere insieme in un palazzo, sopra una collina. Dominava tutta la vallata. Aveva torri alte e solide. Il mondo esterno restava fuori mentre loro lo osservavano dall’alto. Al sicuro.

Il cuore di lei batteva forte quando dormivano abbracciati, uno accanto all’altro. Era un suono confortante. Lo cullava dolcemente verso il sonno. Lo scrigno era nell’altra stanza. Chiusa a chiave.

Aveva pensato, per un momento, di rimettere il suo cuore a posto. Si amavano. Chissà come sarebbe stato meraviglioso il concerto di quei due battiti vicini. Sovrapposti. Ma non aveva ceduto. Preferiva che il suo cuore rimanesse al sicuro. Nello scrigno. Nella stanza. Nel palazzo.

Non si fidava abbastanza da metterlo in pericolo. Ogni tanto, quando era solo, portava lo scrigno all’orecchio, come si fa con una conchiglia. Ascoltava il battito ovattato che proveniva da lì dentro con una vaga nostalgia.

Dall’amore della coppia era nato un bimbo. Era stupendo. Il cuore dell’uomo con un buco nel petto, in quell’occasione, aveva battuto con tanta forza che, per un attimo, il coperchio dello scrigno sembrò saltar via.

Vissero insieme anni di grande felicità, tutti e tre. 

Ma un giorno, l’uomo con un buco nel petto si rese conto di desiderare qualcosa di più. Ogni volta che controllava il battito proveniente dallo scrigno, questo era sempre più leggero. Con il tempo divenne quasi impercettibile.

Una notte, si rese conto con orrore di non sentire più niente. Fu allora che prese una decisione. La mattina seguente, salutò moglie e figlio e lasciò per sempre il palazzo. Portò con sé solo lo scrigno. Fuori avrebbe trovato un nuovo amore e il suo cuore sarebbe tornato a battere come un tempo. 

Conobbe molte altre donne, ma mai dallo scrigno si udì un battito. Preoccupato, prese coraggio e decise di aprirlo. Quello che vide lo gelò.

Nello scrigno non c’era nulla. Per paura di ferirlo, aveva perso per sempre il suo cuore.

L’uomo con un buco nel petto sentiva il vento fischiare nel vuoto che portava al centro del suo corpo, come un’inutile medaglia, consapevole che nulla lo avrebbe più riempito.

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