La foto è datata 8 agosto 1926. Il luogo è Roma. Più precisamente è il giardino della casa romana del più grande drammaturgo vivente, Luigi Pirandello, nei pressi di Sant’Agnese.
I duelli erano vietati dalla legge, ma tollerati, purché svolti secondo le regole del codice cavalleresco, e con discrezione. A fronteggiarsi due particolari moschettieri, insospettabili: Giuseppe Ungaretti, il poeta di Allegria di naufragi e Massimo Bontempelli, scrittore e saggista.
Si narra che Bontempelli, di dieci anni più vecchio (1878), abbia schiaffeggiato Ungaretti, dopo una polemica letteraria nata sul quotidiano romano, «Il Tevere».
Il motivo? Al poeta di Alessandria di Egitto, che scriveva per «Commerce», rimproverava di diffamare presso gli ambienti intellettuali parigini alcuni letterati italiani, tra cui Luigi Pirandello, suo grande amico, e Vincenzo Cardarelli.
Sta di fatto che Ungaretti non porse l’altra guancia. Ma lanciò il guanto di sfida. Occorreva ristabilire l’onorabilità attraverso una “soddisfazione”. Da qui l’idea di formalizzare lo scontro. Non un duello rusticano, ma un nobile scontro col fioretto. Non all’“ultimo sangue”, ma al “primo sangue”. E così fu.
Massimo Bontempelli, dopo qualche schermaglia, infilzò l’avambraccio di Ungaretti, penetrandolo di tre centimetri e decretando la vittoria e la fine della “singolar tenzone”.
I due, dopo la fasciatura del medico a Ungaretti, si riappacificarono, forse con un buon vino dei Castelli romani.
Qualcuno sospettò che il duello fosse una trovata “teatrale”, da dare in pasto all’opinione pubblica e all’ambiente letterario e mondano della Capitale, a cui appartenevano ambedue, per ripristinare la rispettabilità dei due contendenti, che dopo essere sfidati con la penna e l’inchiostro, dovevano porre fine alla disputa, con la spada e un po’ di sangue.
I dubbiosi fanno notare che Massimo Bontempelli, nella foto, indossa la cravatta, mentre Giuseppe Ungaretti non toglie gli occhiali. Che il fotografo sembra essere troppo vicino per immortalare la plasticità del gesto all’arma bianca. Che anche il giudice è nell’inquadratura.
Chissà! Non lo sapremo mai.