Dacché l’uomo esiste sulla Terra il Sole è sempre sorto e tramontato, e anche in maniera prevedibile. Al punto che l’alternanza di giorno e notte, assieme al succedersi delle stagioni, è fra le cose più certe che sentiamo di poter dire. L’illusione è dovuta al fatto che il sistema a n-corpi costituito dal sistema solare si trova in una situazione di relativa stabilità, che durerà ancora per un intervallo temporale la cui stima oscilla fra qualche milione e qualche centinaia di milioni di anni. È il cosiddetto “tempo di Lyapunov” caratteristico del sistema dinamico in cui è comparsa la vita, comunque destinato a riprecipitare nel caos. Un caos (matematico) che è diverso da quello dell’accezione in cui siamo soliti usare la parola, e che assomiglia piuttosto al Kaos delle antiche cosmogonie greche e orientali. Per esempio, se come sistema dinamico prendiamo l’atmosfera (che oltretutto è anche un sistema dissipativo e ciò complica le cose) il tempo di Lyapunov scende a circa una decina di giorni, ed è per tale ragione che le previsioni metereologiche sul lungo periodo sono inaffidabili (hanno fondamento scientifico attendibile, d’altronde, le stime riguardo a un futuro disastro climatico – in realtà già in atto – poiché quelle sono basate sulla registrazione di valori medi e sull’applicazione di leggi fisiche molto generali).
Sono tornato a riflettere su queste cose dopo aver visto il film “Don’t Look Up” di Adam Mckay, uscito su Netflix e in alcune sale cinematografiche un mese fa. Una dottoranda in astronomia scopre una nuova cometa e il suo professore (interpretato da Leonardo Di Caprio) ne calcola l’orbita e si accorge che l’oggetto, più grande del monte Everest, è in rotta di collisione con la Terra. L’impatto è previsto dopo sei mesi circa a partire da quel giorno. Non dico altro, per non togliere il gusto a chi volesse guardarsi il film. Mi limito a osservare che il regista riesce a far venire a galla tutta l’imbecillità sociale caratteristica del nostro tempo (forse in ogni tempo c’è sempre stato qualcuno che l’ha denunciata!) e che la storia non è a lieto fine. Quest’ultimo dettaglio l’ho apprezzato in particolar modo. Il tema affrontato non può considerarsi affatto fantascienza: nella nube di Oort, ai confini del sistema solare, e nella fascia d’asteroidi situata molto più in qua, fra Marte e Giove, i potenziali pianetini-killer, come vengono chiamati in gergo, abbondano, e i “tempi di Lyapunov” relativi alla stabilità delle loro orbite sono bassi, purtroppo. Non si può sapere nulla di certo, con troppo anticipo. E così si cerca di stare all’erta: mentre tanti giocano in borsa o raccontano idiozie nei talk show, c’è qualcuno che, con uno stipendio al confronto miserabile, passa il proprio tempo monitoroando gli oggetti del “vicino cielo” allo scopo di riuscire a prevedere l’avvicinarsi di eventuali asteroidi pericolosi oppure progetta dispositivi capaci di scongiurarli, proprio come accade anche nel film.
Sarei curioso di vedere cosa succederebbe, nella realtà, quando fosse certa la fine di ogni cosa entro pochi giorni. Confesso che vorrei esserci (sarebbe un modo di morire meraviglioso, insuperabile) e so anche quello che farei negli ultimi minuti.