Tempo fa un amico, ufficiale dell’Aeronautica, mi raccontò un aneddoto. Dovendo partire per una missione, telefonò alla madre per salutarla e per dirle che avrebbe volato su un Tornado, come navigatore. La poverina, un po’ spaventata, mossa dall’istinto materno, rispose con un “Vai piano!”. Al che, il figlio aviatore le fece notare che volando piano l’aereo sarebbe andato in stallo e precipitato.
La risposta fece trasalire la madre, che di certo non augurava al figlio di avvitarsi nello spazio a 10.000 metri d’altezza. Ma si riprese immediatamente dalla gaffe e, non potendo invitarlo ad andare più veloce, rispose: “Mario, mi raccomando, vai giusto!”.
Pensavo a questo simpatico episodio di vita vissuta, per riflettere sulla velocità, sul tempo, e sulla velocità del tempo che spesso angoscia chi teme di sprecare questa limitata risorsa che l’uomo ha ricevuto in dono.
Scriveva un poeta poco conosciuto, Valentino Zeichen (1938-2016), esule istriano, romano d’adozione, che era necessario “multare il tempo per eccesso di velocità”. Ed è, ahimè, vero.
Se quindi il tempo viaggia a una velocità supersonica, spesso accade che la reazione istintiva che coglie gli umani è quella di stare al passo, di accettare la sfida, di governare la fiumana impetuosa della vita. Di fare rafting fra le rapide.
La madre di Mario non conosceva Valentino Zeichen e, credo neanche Seneca e la sua celebre Epistola a Lucilio, sul valore del tempo. Ma il consiglio sulla velocità, in quanto spaziofrattotempo, era di grande saggezza: “Vai giusto!”, includendo nell’algoritmo emotivo l’idea di un “tempo giusto”.
La paura di perdere tempo è una nevrosi che nasconde spesso una frenetica pulsione a divorare la vita, ad “andare al massimo”, ad anticipare i tempi, non apprezzando l’attimo, trasformando qualsiasi pausa, qualsiasi stasi, in un nemico da sconfiggere. Fare fare fare. A ogni costo, qualsiasi cosa. Velocemente. Il più velocemente possibile.
La paura di perdere tempo non dà al tempo (e neanche alle persone) il tempo di maturare. La bulimia dello strafare acceca, costringe a collezionare tutte le esperienze, a doparsi di decisionismo, a vivere in una trance agonistica perenne.
La paura di perdere tempo ci sottrae il tempo giusto per osservare, per pensare, per costruire, anche faticosamente, le buone travi dell’esistenza. Martellando il tempo già perso di un’inutile frenesia che logora, ancor più, chi vive nell’illusione di sconfiggere in tal modo la morte.
Chi ha paura di perdere tempo, di certo spreca solo tempo.
Anche se la vita corre o scorre velocemente, il saggio consiglio del “Vai giusto!”, è sempre valido. Non andare troppo forte. Non andare troppo piano.
Cosimo I de Medici disse qualcosa di molto simile, quando adottò come motto l’espressione di Augusto, “Festina lente”, “affrettati lentamente”, associandola nello stemma della sua flotta a una tartaruga veleggiante.
Per avere successo in un’impresa, nella vita, muoviti, naviga, vola, vivi. Ma con ponderazione. E vivrai nel modo giusto.