L’Almanacco del giorno, il Calendario di Frate Indovino e la felicità per mia nonna

Tattatatà taratattatà tattattatà taratattatà.

Per fortuna c’è Youtube e si può andare ad ascoltare la sigla dell’Almanacco del giorno dopo, programma andato in onda dal 1976 al 1992 come traino al Tg1.

Tattatatà taratattatà tattattatà taratattatà

La sigla proponeva, Chanson Baladée, una celebre danza medievale (flauto dolce, liuto e viola da gamba) del XIV secolo, di Guillame de Machaut, che accompagnava una ipnotica giostra prismatica di 12 scene, una per ogni mese dell’anno, che terminava nel mese in corso.

Eterea, con voce melliflua, Paola Perissi, chioma bionda raccolta a coda e in tailleur rigorosamente chiaro, era la voce e il volto di una rubrica sobria ed elegante, fatta di tanti piccoli appuntamenti. Durava meno di otto minuti. E iniziava sempre con le effemeridi, l’ora dell’alba e del tramonto sia della Terra che della Luna, poi un aneddoto storico legato alla data del giorno successivo, non prima di aver ricordato il santo con una sintetica biografia. E quindi si alternavano nella settimana minirubriche su vari argomenti. Dai suggerimenti linguistici di Cesare Marchi, ai consigli sulle piante, dalle pillole di scienza di Antonino Zichichi all’appuntamento con gli animali. Non mancavano i cartoni, di Braccio di ferro e Tom e Jerry. Si chiudeva sempre con un aforisma.

Giovedì scorso sono passato dal Tabacchi, nei pressi del Centro Commerciale di Moliterno, per giocare le schedine del lotto a mio padre. Un rito sacro e irrinunciabile che si ripete tre volte a settimana. E nell’attesa che la fanciulla, di cui ignoro il nome, dietro il bancone infilasse i tagliandi nella macchina divoratrice, ho dato una scorsa ai giornali e alle riviste nell’angolo adibito a edicola.

Con mia somma sorpresa ho incrociato lo sguardo di un faccione sorridente molto familiare. Anzi famigliare. Trasecolando, solo per un attimo, gli ho istintivamente sorriso. Come a un amico di vecchia data. Che dico? Uno zio sornione e rubicondo, dalla simpatia epidermica.

Era Frate Indovino, che dalla copertina del suo Almanacco 2022 (calendario è riduttivo) mi osservava rassicurante.

Mia nonna Peppinella, seduta sulla sua sediolina impagliata su misura (era uno scricciolo), seguiva con molta attenzione Paola Perissi e l’Almanacco del giorno dopo. Lasciava le proprie faccende, in genere rammendava, o sgusciava baccelli, e si predisponeva alla visione. Era molto curiosa e aveva una gran memoria.

Ma il suo unico vero grande amore era per Frate Indovino e il suo Calendario. Certe volte la trovavo in cameretta col rosario in mano e lo sguardo rivolto alla parete, dove c’era un crocifisso, ma sullo stesso chiodo c’era Frate Indovino. Non ho mai saputo a chi pregasse.

Studiava con grande attenzione il santorale, gli aneddoti, gli eventi, i consigli pratici per agricoltori e massaie. Memorizzava indovinelli e aforismi. Poi li traduceva in dialetto e me li spacciava per grumentini (era di Grumento Nova). Soprattutto si fidava ciecamente delle sue previsioni meteorologiche: «Frate Indovino ha detto che…», oppure «L’ha detto anche Frate Indovino che doveva nevicare». Frate indovino era della famiglia, uno di noi. Uno zio un po’ stregone. Al secolo, Mario Budelli.

Per cui nonna Peppinella non vedeva l’ora, a inizio anno nuovo, che le suore dell’Asilo “Padre Giovanni Semeria” le portassero, insieme al primo numero dell’anno di Famiglia Cristiana, anche l’immancabile Calendario di Frate Indovino.

Credo lo abbia acquistato dagli inizi degli anni Cinquanta, per 65 anni, senza mai saltare un anno, essendo deceduta a 101 anni, nel 2016.

«Credete che sarà felice quest’anno nuovo», chiede il passeggere al venditore di almanacchi. Mia nonna Peppinella non conosceva le Operette morali di Giacomo Leopardi, eppure si comportava come il passeggere quando in chiusura, al di là del dialogo sull’incertezza come unica certezza, chiede l’Almanacco più bello, per trenta soldi (forse perché il tempo è traditore, esattamente come Giuda?).

Anche per Peppinella la felicità non era nella certezza che il nuovo anno potesse essere migliore del precedente, la felicità per lei era l’almanacco più bello. E l’Almanacco più bello, non me ne voglia la bravissima Paola Perissi, era indubbiamente quello di Frate Indovino.

Che per la prima volta ho acquistato, dopo che la fanciulla, di cui ignoro il nome, mi ha restituito i tagliandi delle schedine del Lotto di mio padre.

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