LA STORIA MINIMA E TRAVOLGENTE DI UNA DONNA CON UN UOMO APPARENTEMENTE SENZA ALCUN FASCINO E PREGIO. ALESSANDRA DE SANTIS E’ LUCANA DI CASTELSARACENO MA VIVE A ROMA A LUNGHISSIMI ANNI.
<<…Quella donna abituata a controllare ogni azione , ogni comportamento, si sentiva ubriaca, si lasciò a quell’istinto naturale accompagnato dalle vibrazioni del suo corpo, davanti ad uomo che non era né affascinante, né bello, né elegante, ma le faceva perdere la ragione. Sarebbe stato fantastico incidere quelle emozioni su un disco, catturare il rumore di un amore che nasce e che vive timidamente sotto gli sguardi estranei…>>. Ecco, questa frase del romanzo “La luna e la lucciola” ( Edizioni Montag , pag 186, euro 18,00) di Alessandra De Santis potrebbe essere riconosciuta dal principe dei nostri critici, il book jockey del Corriere della Sera, Antonio D’Orrico, nella chiave di volta che ben sintetizza e racchiude il decorso narrativo complessivo. Lei, la donna abituata a controllare ogni suo comportamento, è Rosy, sposata con una figlia, un lavoro ed una vita che la soddisfa abbastanza, ma l’incontro con quello uomo non bello e per niente affascinante le stravolgerà i sentimenti, l’esistenza. Alessandra De Santis lo definisce “storia minima” questo legame-rubato che tiene sullo sfondo l’attuale realtà dominata dai social (con le politiche del governo divulgate e analizzate in rete) e che come tutte le più belle e appassionanti storie d’amore narrate sulla pagina bianca (o sul grande schermo) non può che avere un esito con qualche rimpianto e dolore. E’ vero, quest’opera prima di Alessandra De Santis non racconta solamente di un “amore-clandestino” (che, magari, tutti vorrebbero vivere, perché sottrae dalla routine quotidiana e da un’ esistenza fin troppo incanalata sui binari della normalità), ma riserva anche altro. Dalle sue pagine vengono fuori anche quegli egoismi sociali di un esistenza borghese, i luoghi di Roma (l’imponete Basilica di Santa Maria Maggiore, la sua piazza, le sue scalinate, i locali circostanti…) che imprimono colori, atmosfere e un tempo rallentato “all’avventura di Rosy” col suo misterioso “uomo della piazza” che scrive delicate poesie (come carezze sul cuore) e si scoprirà di essere un artista, filosofo proveniente dall’Est-Europa. Inoltre, ci sono i rapporti con il marito (sempre in giro per il mondo) e la figlia che dopo un Erasmus sposerà un ragazzo rampollo di una benestante famiglia iraniana; gli incontri con la vecchia signora che veste coi colori del tricolore, dà da mangiare ai piccioni, legge Sandor Marai e sarà lei a comunicare a Rosy il dramma del suo amante. Infine, l’impatto con quel quadro che dà il titolo al romanzo e da cui Alessandra De Santis lascia evincere che, in fondo, <<non esistono storie minime, neppure in questo mondo, in cui tutto sembra fermarsi in superficie>>. “La luna e la lucciola” ha pagine godibili per un lettore ideale, sempre in movimento, alla ricerca di storie che lo devono sorprendere, lasciarlo arricchito (dentro) di un qualcosa che solo la letteratura può trasmettere.