Non sto citando il titolo di una canzone di Fabio Concato ma formulando l’auspicio, buono per me e per tutti coloro che soffrono di allergia al polline dei cipressi, che il tempo volga al brutto in modo che la pioggia, meglio ancora sarebbe la neve, possano liberare l’aria dalla ragione della nostra afflizione.
Tutto questo per dirvi che da ieri sono asserragliato in casa cercando di ridurre gli effetti di una rinite allergica devastante che ha ridotto il mio naso ad un rubinetto perennemente gocciolante, donando ai miei occhi quell’alone di rosso paragonabile solo a quello che mi avrebbe potuto cagionare e con bel altro piacere, una lunga sessione di buon fumo proibito.
Che faccio? Chi come me soffre di questo acciacco può capire, me ne sto seduto sul divano, un po’ inebetito, tra uno starnuto e l’altro asciugandomi il naso e gli occhi e, più che guardando, ascoltando la televisione. E’ in tali condizioni che mi capita di ascoltare l’intervista del Papa da Fabio Fazio e, stamattina, un intervento di Calenda ad una trasmissione di “approfondimento” politico.
Ragazzi che nome questo Francesco!
No perché è di tutta evidenza per me che sono abbastanza grande da aver ascoltato un Paolo, due Giovanni Paolo e un Benedetto, che il nome Francesco deve necessariamente avere una qualche valenza magica.
Del resto, fermiamoci un attimo a riflettere, è proprio vero in nomen omen, algido, politicissimo fu Paolo VI, più passionale che politico Giovanni Paolo I, che magari non ebbe il tempo per la breve durata del suo pontificato di esprimersi a pieno, passionale ma ugualmente politicissimo Giovanni Paolo II, dottrinario e ispiratissimo Benedetto XVI, ogni nome sembra aver espresso in sé in qualche misura la direzione del papa che lo ha portato e, conoscendo la sapienza dei Principi della Chiesa, la cosa certamente non è casuale.
Francesco non poteva che essere come è: semplice, trasparente come sorella acqua, confortante come fratello sole e ancorato più che mai al messaggio primitivo di Cristo, uguaglianza, fraternità, amore.
Che forse non ci sono abbastanza esempi nei vangeli che questa era la direzione verso la quale il profeta Gesù voleva spingere l’umanità? Che forse sulla croce lui ci abbia maledetto chiedendo vendetta? Che abbia lanciato lui il primo sasso sulla Maddalena?
Cazzo amici ma possibile che debba essere io che non credo, che resto convinto che il fondatore del cristianesimo fosse solo un uomo – straordinario ma uomo – che penso che le religioni, tutte, altro non siano che uno strumento di potere, ad argomentare per spiegare la semplicità del messaggio di Papa Francesco?
Ha detto moltissime cose sagge, scomode, posso capirlo.
Se hai blaterato su respingimento di immigrati e su blocchi navali, se la tua reazione davanti a bambini spiaggiati come delfini arpionati è stata di dire che sono bambole e che è tutto un complotto dei poteri forti, se hai sostenuto che i migranti devono essere fermati in Libia, lo capisco che quando Francesco dice che in Libia ci sono Lager e che respingere i migranti sia criminale ti senta toccato.
Ma sei tu che ti dici cristiano, non io. Tu che affolli lacrimoso le chiese la notte di Natale, tu che a Pasqua invochi il perdono e la redenzione, tu che blateri incessantemente di dottrine e precetti religiosi e ti dimentichi che la tua religione si basa su precetti semplici e meravigliosi pronunciati 2000 anni fa da un uomo (tu lo fai Dio, non io) che in una società arretrata, sanguinaria, come doveva essere la Palestina ai templi di Tiberio, concepiva l’amore e la carità come precetti base di vita.
Gli stessi commentatori compulsivi, assertivi che quando parlavano del divorzio, poi dell’aborto e oggi di omosessualità, scandiscono: –è peccato lo dice la Chiesa!- e non ammettono discussioni, -se sei credente è così, e se sei credente omosessuale devi piegarti alla astinenza e vivere la tua condizione senza fare peccato!- Poi quando è il Papa che parla (il loro Papa) e dice qualcosa che in qualche misura li mette in discussione ecco che i dogmi crollano, –Si vabbè ma questo che vuole? Dopo tutto è solo un uomo. Sbaglia!–
Un’altra cosa estremamente interessante che ha detto il Papa è stata quando ha indicato nel “chiacchiericcio” uno dei mali di questi tempi. Naturalmente l’ha messa giù semplice ma c’era tanto di più, per chi voleva capirlo, in quella indicazione.
Il chiacchiericcio, quello alimentato in maniera abnorme dai social, quella tentazione che va sempre più radicandosi di parlare di ciò che non si conosce, un paese non solo di Commissari tecnici (come era una volta, ah che nostalgia!) ma di ingegneri (il dopo Genova), di sismologi (post terremoti vari), di esperti di ambiente, di medicina, di epidemie, di gestione delle emergenze, di avvocati, giuristi, costituzionalisti che vivono però nella nazione che è al penultimo posto in Europa per numero di laureati.
La conseguenza di tutto ciò sono evidenti e non vi tedierò oltre sull’argomento.
In definitiva Francesco (proprio non riesco a chiamarlo Papa Francesco) è esattamente ciò che dovrebbe essere, per carità non sono ingenuo, so anche che è molto di più di quello che appare, e a me piace.
Qualcuno si è scandalizzato perché è stato definito l’ultimo socialista, mi ha fatto molto ridere questa cosa, tanto chi l’ha detto, quanto chi si è scandalizzato, si è dimenticato che altro non è che il rappresentante di un uomo che a ottima ragione potrebbe essere definito il primo socialista della storia, si chiamava Gesù, l’hanno giustiziato sulla croce i “poteri forti” dell’epoca.
Tanto per rimanere su temi politici, a guastarmi la mattinata ha provveduto il Sig. Calenda che al culmine di una complessa iperbole politica, utile a giustificare l’esistenza del suo partito e la differenza tra questo e tutte le altre componenti “centriste” della politica italiana, si è definito “Liberal-Socialista”.
Confesso che a queste parole mi è partito l’embolo e, dopo aver sclerato per 5 minuti da solo inveendo contro il televisore e prima di spegnerlo per evitare ulteriori arrabbiature, mi sono detto:
MA QUESTO CHE CAZZO DICE LO SA O NO?
La realizzazione degli ideali “liberal-democratici” passa esattamente attraverso la legittimazione politica della economia capitalistica che è la premessa necessaria per ogni ordinamento che si ispiri agli ideali di libertà ed uguaglianza.
“La classe sociale che si è fatta portatrice degli ideali liberali, la borghesia, è stata allo stesso tempo il principale agente dello sviluppo dell’economia capitalista; essa per prima ha sostenuto l’identità fra impresa capitalistica e libertà individuale e in ragione di ciò ha raffigurato il proprio agire economico come una battaglia per l’emancipazione umana e il progresso della società” (Cit. Mamone, 2019)
Or bene la proprietà ammesso che sia un diritto naturale, lo è solo nella condizione pre-sociale in quanto frutto del lavoro autonomo dell’individuo. La costruzione della socialità nella quale la produzione crea delle relazioni economiche di scambio con gli altri uomini determina la cessazione di questa caratteristica o, quanto meno, la sua riduzione in ambiti e momenti specifici.
In parole più semplici la socialità, ossia il vivere in comunità, comporta che ciascuno porti in dote ad essa un contributo e che ciascuno si avvantaggi della forza rappresentata dalla sommatoria dei contributi di tutti. In questa condizione il diritto “esclusivo” della proprietà non può più essere considerato assoluto essendo esso stesso in parte frutto dei vantaggi portati in dote dalla vita collettiva.
Insomma, se il cacciatore poteva portarsi nella capanna il suo bufalo e decidere di strafogarselo tutto da solo il contadino, l’allevatore, che coltivava in comunità non poteva più farlo e unendosi in comunità inevitabilmente creava i presupposti per acquistare maggior forza rispetto al singolo individuo.
Or bene senza fare un trattato di filosofia politica va da sé che in una società fortemente (unicamente) capitalistica e liberista, senza alcun freno (quale quella cui sempre di più tendiamo oggi), l’unica leva di potere è il denaro e, in mancanza di freni e di ripartizioni, il lavoro si trasforma in schiavitù.
Questa è la causa per cui si verificano sempre più incidenti sul lavoro in Italia, oppure per cui ai lavoratori migranti (regolari e non) si impongono condizioni di lavoro sempre peggiori e sempre più prossime ad una vera e propria condizione servile.
In Italia (e in Europa) occorrerebbe mitigare le politiche liberiste con dosi massicce di socialismo democratico e riformista, purtroppo l’idea distorta del “liberismo dal volto umano” , quello per il quale dietro le partite iva si nasconde una diffusa condizione di lavoro subordinato senza diritti, mercè l’inettitudine delle forze di pseudosinistra a contrastare questa tendenza, condiziona il dibattito politico partorendo bestialità politiche come quella enunciata da Calenda in televisione.
Ma che ne parliamo a fare?
Piuttosto mi domando ma se chiedessi al Sindaco di tagliare tutti i cipressi in città verrei tacciato di essere un nemico dell’ambiente? (Mario facci un pensierino garantisco il pauso di tutti gli affetti da allergia al polline dei cipressi).
In alternativa speriamo che piova, così potrò uscire, eviterò di attardarmi a casa, mi risparmierò le bestialità di certa politica in cerca di una giustificazione per la propria esistenza e vi risparmierò i miei sermoni da frustrazione.