NICOLA CHIAROMONTE IN LOTTA CONTRO IL DESTINO

CINQUANT’ANNI FA MORIVA IL SAGGISTA E CRITICO TEATRALE  DI ORIGINI LUCANE NICOLA CHIAROMONTE. INTELLETTUALE DI SPESSORE INTERNAZIONALE, E’ USCITO PER NERI POZZA  “IN LOTTA CONTRO IL DESTINO”, SUO EPISTOLARIO (DAL 1945 AL 1959)  CON LO SCRITTORE-PREMIO NOBEL  ALBERT CAMUS.

Un saggista, un intellettuale disorganico di levatura internazionale che ancora tanto ha da dirci oggi. Un maestro eretico fu Nicola Chiaromonte che fece del pensiero irregolare la sua dimora. Da critico teatrale militante  sostenne sulle pagine  de “Il Mondo” di Mario Pannunzio e de “L’espresso”  che il palcoscenico va vissuto ed esplorato  come essenza della vita umana. Con Ignazio Silone, inoltre,  fondò nel 1956 “Tempo presente”, una delle riviste letterarie che, per oltre tre lustri, aprì scenari politici e culturali intorno cui si svilupparono incessanti e passionali dibattiti. Nicola Chiaromonte moriva  il 18 gennaio di  cinquant’anni fa, un infarto lo colse mentre si trovava in ascensore nel palazzo della Rai di Via Mazzini. Nato nel 1905 a Rapolla, in provincia di Potenza, pubblicò in vita soltanto due saggi, ma scrisse tanto, tantissimo nella sua turbolente esistenza  da girovago.  Da perseguitato politico lasciò  Roma (dove si era trasferito bambino con la famiglia) e  riparò  in Francia, poi fuggì negli Stati Uniti e a termine  della seconda guerra mondiale tornò in Francia per  stabilirsi definitivamente nel 1953  a Roma. Nel nostro Paese  per un lunghissimo tempo è caduto su Nicola Chiaromonte   un colpevole silenzio, solo da qualche anno un pugno di pubblicazioni stanno rivalutando la statura del pensatore libertario che ebbe come  maestro quella figura cosmopolita della sinistra europea che fu  Andrea Caffi. A chiusura del 2021 la Mondadori ha dedicato a Chiaromonte  un corposissimo “Meridiano” per la curatela di Raffaele  Manica, mentre per Neri Pozza è uscito    “In lotta contro il destino” (pag. 245, euro 20,00) una raccolta di lettere   che il saggista lucano si scambiò dal 1945 al 1959 con lo scrittore tunisino  Albert Camus che aveva  conosciuto ad Algeri nel 1941 prima di imbarcarsi per gli Stati Uniti. Già uscito in Francia due anni fa per Gallimard e curato sempre da Samantha Novello, l’epistolario  è un registro confidenziale sulla  dirittura morale e sulle qualità umane di entrambi, un campo d’incontro fra due uomini di pensiero che si  trovano  a lottare (appunto) contro un destino non sempre favorevole. Pur essendo Albert Camus (1913 -1960) più piccolo di otto anni, Chiaromonte gli esterna, oltre un sentimento di fraternità, una stima professionale che assume quasi i  tratti della venerazione dell’allievo verso il maestro.  Un’ammirazione manifestata elogiando a più riprese i  romanzi e saggi del tunisino. <<La lettura dello “Straniero” – scrive Chiaromonte in una missiva –  è stata l’unica vera emozione provata nel leggere un contemporaneo da anni. E, nel “Mito di Sisifo, più ancora della forma tanto sostenuta e della profonda serietà della questione che  vi è discussa, io ho ammirato la personalità che vi si rivela>>. Missive affettuose si scambiano Camus e Chiaromonte, ma  avendo vissuto il dramma  dei nazionalismo e del totalitalismo, non  nascondono  che il loro “agire da intellettuale” dovrebbe prevedere la  difesa di tutte le forme di libertà, oltre un’ ostinata abnegazione per tentare di risanare le ferite che affliggono la giustizia e la politica. E a proposito di politica il saggista  lucano è chiarissimo nel confidare a Camus (che nel 1957 venne insignito del  Nobel per  Letteratura) una sua certezza per cui <<Il ruolo dello scrittore è quello di giudicare la politica  e suoi comportamenti e non di parteciparvi, rinunciando   alla propria libertà a vantaggio di questo o quello opportunismo>>.  Come  Camus, Chiaromonte si impone in un gigante del pensiero, fermo nel maturare la convinzione che bisogna costruire, anche fuori dalle istituzioni, una società più umana e combattere  quelle modalità su cui gli uomini strutturano negativamente la propria esistenza. Da questo carteggio, inoltre,  non si può non  riconoscere quella tensione intellettiva  che – ancora alla stregua di Camus – contraddistinse  Chiaromonte  nel tentativo di  sprovincializzare la cultura di una nazione e di resistere incondizionatamente alle derive e alle follie che si presentano in seno alla collettività.

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