Sostengo dall’inizio del conflitto che tentare di capire e di agire con le vecchie categorie interpretative del “novecento” non serve a niente, anzi ci impedisce di trovare una soluzione “praticabile” alla guerra in corso. Ogni giorno che passa rafforza la mia convinzione, mi spiego: secondo lo schema “novecentesco” dopo l’invasione dell’Ucraina, la Russia ottenuta la “protezione” territoriale sufficiente con l’annessione del Donbass e della Crimea si sarebbe dovuta fermare mettendo il mondo di fronte al fatto compiuto, riuscendo anche a spuntarla. Così non è avvenuto perché, ormai appare chiaro, non è quello l’obiettivo, la Russia vuole annettersi tutta l’Ucraina e forse anche altro. Putin è tutt’altro che pazzo, ha letto la debolezza dell’Europa, la storica confusione in politica estera dei presidenti democratici americani a cui Biden dà un grosso contributo, e si infila nelle contraddizioni internazionali sapendo che ormai la “vecchia globalizzazione” non regge più, si è aperta una fase nuova della riorganizzazione mondiale tutta sotto la bandiera del neoliberismo e della conquista dei mercati. Lo fa naturalmente con la sua storia, rispolverando il sogno imperiale Zarista, il corredo culturale del peggiore nazionalismo, del panslavismo, della paccottiglia “rancorosa” di ideologi come Dugin che non a caso sono il punto di riferimento di una nuova destra fascista europea che ha poco a che vedere con il passato, alimenta i nazionalismi e i sovranismi diventando ogni giorno più pericolosa.
A differenza del “novecento” non si tratta di uno scontro tra modelli e visioni del mondo, di ideologie opposte, ma di un conflitto tutto interno al neoliberismo imperante. Naturalmente nella narrazione che se ne fa permangono fattori arcaici, addirittura “ottocenteschi”, ma la struttura è decisamente nuova, lo ha compreso infatti più di tutti la leadership cinese che, nel mix di totalitarismo stalinista e confucianesimo, parla di nuovo ordine mondiale e prospetta un lungo periodo di conflitti. Questi conflitti già c’erano, solo che nessuno ne parlava perché lontani da noi, la Siria è stato probabilmente il banco generale di prova, è allora che Putin ha capito che poteva osare ed è lì che gli Usa , anche un presidente tanto amato come Obhama (anche lui democratico), hanno commesso errori esiziali.
Opportuna la riflessione di Sandro Mezzadra su “euronomade” (www.euronomade.info)
“Come si è collocata la Russia all’interno di questi sviluppi? Possiamo dire, in sintesi, che sulla base della vera e propria accumulazione originaria che si è determinata negli anni delle selvagge riforme neoliberali di Eltsin è andata progressivamente emergendo una peculiare forma di “capitalismo politico”. Il potere politico, in altri termini, garantisce la rendita (in primo luogo sulle materie prima) distribuendone il monopolio tra una cerchia relativamente ristretta di attori economici, che in questo senso possono effettivamente essere chiamati “oligarchi”, mentre una parte di quella stessa rendita viene convogliata verso la popolazione in funzione del consenso. Al tempo stesso, questa specifica forma di capitalismo politico (certo non particolarmente dinamico o innovativo) genera una forma altrettanto specifica di espansionismo militare, come si è visto negli ultimi anni non solo dalle guerre e dagli interventi ai confini della Russia, ma pure in Siria, in Libia e in Sahel (anche attraverso la compagnia militare privata nota come “Gruppo Wagner”).”
Allora, allo stato dell’arte o si elabora una risposta dell’Europa (degli Usa e della Nato ormai abbiamo capito non c’è da aspettarsi molto) o bisogna aspettare che Putin si fermi quando ne avrà voglia e considererà ottenuti gli obiettivi programmati, e non è dato prevedere quali siano. La parola d’ordine di dare le armi agli Ucraini mi pare demagogica ed ipocrita. Primo: perché le armi agli Ucraini sono già state date da un anno visto che è da allora che i servizi segreti occidentali sapevano di un’invasione; secondo: perché anche con più armi le forze in campo sono talmente sproporzionate che tutt’al più la guerra dura più a lungo ma l’esito difficilmente cambia, a meno che in Russia non succeda qualcosa. E’ vero ci sono fatti che neanche Putin aveva previsto e che stanno accadendo, mi riferisco all’eroica resistenza del popolo ucraino e al fatto che, contrariamente a quanto si aspettava Putin, la divisa società ucraina, il suo popolo, non solo non si è diviso ma si è ricompattato come mai era avvenuto nella storia di quel paese. In Ucraina è in atto una lotta di popolo, e io sarò sempre dalla parte di quelle lotte, nonostante comprenda bene gli errori compiuti anche dal suo governo. Non è che qualcuno , dalle nostre parti, nasconde sotto l’elmetto che si è messo in testa, la paura di fare l’unica cosa che andrebbe fatta? Ovvero la chiusura delle transazioni economiche con le due banche russe attraverso cui passano i pagamenti e quindi l’erogazione del fondamentale gas russo, e che sono l’unica fonte di “reddito russo” con cui si alimenta l’invasione dell’Ucraina.
Certo questo significherebbe dover rinunciare al nostro benessere, si dovrebbe tornare ad una autoriduzione dei consumi, ad una politica di austerità anni settanta, forse saremmo costretti a non andare dal tabaccaio sotto casa col Suv a comprare le sigarette, a non superare i 20 gradi nel riscaldamento domestico, in soldoni al nostro benessere, ma servirebbe anche a ripensare il nostro modello di sviluppo ed il folle consumismo che alimenta la religione neoliberista e le guerre, anche quelle dimenticate perché lontane geograficamente.
Infine, si consolidano i nazionalismi (ma ne parlerò prossimamente), la Germania si riarma, come i paesi scandinavi, come non avveniva dalla fine della seconda guerra mondiale: ripassiamo un po’ di storia è avvenuto esattamente, l’ultima volta, dopo il primo conflitto mondiale e gli accordi che umiliarono la Germania, sappiamo cosa hanno prodotto. O forse qualcuno non lo sa?
E sia chiaro io sto con il popolo ucraino, ritengo Putin il pericolo principale ma non rinuncio ad un pensiero critico. Questo a beneficio dei cretini, altro prodotto della guerra, che accusano chiunque non si arruola stando naturalmente sul divano di casa, di pacifismo di sinistra, lo so avverrà ancora, ma va bene.