Tempi di guerra, tempi di morte, di dolore, di abbandoni, di soprusi, di odio, l’uomo è contro l’uomo.
La guerra è come la lebbra, una malattia che contagia e corrompe, trasforma corpi e menti, li deforma, li sfigura.
Se chi vede i propri figli spezzati, le proprie case ridotte in macerie, chi vede sfilare tra le strade di casa le uniformi di un esercito ostile ha una giustificazione per l’odio cieco che gli chiude la mente, chi questa tragedia la vive solo dagli schermi della televisione, al sicuro di casa sua, questa giustificazione non può accamparla.
Davanti alla crudeltà, alla ferocia, alla morte, la mente, le coscienze si disumanizzano.
È un processo ineluttabile in guerra, che accada in Ucraina è comprensibile.
Che ciò stia succedendo in una parte della opinione pubblica italiana, una parte minoritaria io credo, è incredibile e disgustoso.
Un odio feroce, alimentato da frustrazioni e da pregiudizi politici, piega ogni ragionamento e ogni contraddizione ideologica all’auspicio che l’Ucraina, rea di aspirare all’adesione al fronte occidentale, venga schiacciata.
I morti, le distruzioni, la violenza vengono cancellate con una scrollata di spalle e un riferimento a uno qualsiasi degli altri grandi orrori che accadono o sono accaduti, secondo una logica algebrica di eliminazione degli opposti, -1 e +1 fanno zero, mostruosa e disumana, brandita solo per calcolo dialettico e odio cieco verso l’occidente.
La possibilità che lo schieramento NATO venga fatto arretrare verso ovest, la speranza che la solidità di questa alleanza venga compromessa che l’odiato impero americano subisca un colpo, unisce fronti diversissimi, tutti dimentichi del fatto che l’Italia ne è parte integrante.
Dai fascisti alle frange più nostalgiche della sinistra ex-comunista è tutto un rimangiarsi le parole d’ordine, l’abbraccio ideologico tra le due frange estreme non è mai stato tanto forte, l’aggressione di uno stato sovrano, il bombardamento indiscriminato sui civili, la riduzione delle già minime libertà civili in Russia, le minacce agli altri stati confinanti, l’esodo di milioni di profughi verso la sicurezza nelle discussioni diventa un accessorio delle argomentazioni.
Finanche per l’associazione più sacra che esista in Italia, l’ANPI, della quale faccio parte anche io, le ragioni dei resistenti ucraini (quelli si, non scherziamo) non meritano supporto, come se i partigiani che la Resistenza l’hanno combattuta avessero potuto combattere i nazifascisti con le parole.
Siamo tutti d’accordo che Putin è un dittatore però…Israele, la Jugoslavia, IRAQ, la Siria, l’Afghanistan, i nazisti dell’Illinois, in un processo argomentativo disumano che cancella le vittime, cancella le immagini che ci restituiscono i mass media o, peggio ancora, quando queste sono particolarmente crude e insopportabili, le qualifica come oggetti di propaganda.
Naturalmente quando c’è una platea c’è sempre un illusionista politico che sale sul palcoscenico ed è questo che, in un’Italia caratterizzata da una classe politica mediocre, rappresentano i sinistri campioni del né né e qualche frangia della lega sovranista.
Il social è già in guerra, migliaia di bot e pseudo-utenti, sono arruolati in una missione di search and destroy in ogni gruppo di discussione, alla ricerca di comunità social da inondare di contenuti inquinanti qualsiasi discussione. Dopo anni di interessante appartenenza al gruppo Limes Club, ne sono dovuto uscire per non essere tempestato da decine di contenuti di propaganda russa postata da una massa di neoutenti iscritti al gruppo tutti negli ultimi giorni.
Per carità mentecatti esaltati o pagati per diffondere odio li vediamo sul social da tempo, non sono certo loro a fare notizia, ciò che lo fa è il processo di disumanizzazione che pian piano si cerca di far filtrare nella opinione pubblica.
Mi si dirà –ma anche gli Ucraini diffondono propaganda– dimenticando che questi ultimi hanno, per giustificare questa azione, la più sacrosanta delle motivazioni: SONO STATI INVASI DA UN ESERCITO NEMICO!
Lo strabismo comunicativo dei cosiddetti pacifisti è disarmante, il grido che si alza è “no alle armi agli Ucraini” seguito dal mantra “bisogna usare la diplomazia e trattare per fermare la guerra” dimenticando che, al di là di auspicare una resa senza condizioni, gli spazi di trattativa continueranno ad esistere fino a quando l’Ucraina resisterà all’invasione militare.
Questi pseudo-democratici, autenticamente populisti, utilizzano le categorie della politica e della storia a cazzo di cane -scusate il francesismo- blaterando di congiure internazionali, di complotti e inventandosi di sana pianta categorie del diritto internazionale che valgono a seconda di chi le esercita.
Nella logica cervellotica di questi guastatori della discussione quando è la Russia a pretendere, con l’uso delle armi, il suo Anschluss con l’Ucraina, è nel suo sacrosanto diritto, quando si tratta degli Ucraini, non solo la resistenza non è un chiaro diritto ma anzi, al contrario, è proprio la resistenza troppo “ostinata”, la causa delle sofferenze del popolo ucraino (il tutto dopo averci martellato le palle per decenni da sinistra, sulla resistenza eroica di Stalingrado e da destra su quella della Divisione Acqui a Cefalonia).
Nel cortocircuito dialettico dare del macellaio ad un leader che ha ordinato una invasione, ha raso al suolo città uccidendo in maniera indiscriminata, che sta mentendo al suo popolo controllando e censurando l’informazione, è assai più grave che aver causato tutto questo.
L’accenno minaccioso alle armi nucleari fatto da Putin –ci deve far riflettere e essere cauti– lo stesso accenno fatto da Biden è sufficiente per qualificarlo come un –vecchio rincoglionito che dice cazzate-, il tutto con la sfrontata convinzione di esprimere una verità evidente e non discutibile.
L’ipocrisia politica arriva a tenere insieme ai fascisti gli ex-comunisti nel sostenere sensate le tesi avanzate da un Dugin, ideologo nazistoide tanto caro alle destre ultrasovraniste e ultra cattoliche.
La disumanizzazione degli ucraini, le uniche vere vittime di questa guerra, in nome dell’odio al sistema occidentale da una parte e in ossequio ad un vecchio risentimento degli sconfitti del secolo scorso, è il vero nemico da combattere, è l’espressione di una guerra sotterranea che tutt’oggi si combatte nel nostro paese, contro il nostro paese, da italiani persi dietro un misto di populismo anarcoide alimentato da una caratteristica tipicamente italiana: l’ignoranza presuntuosa.
Nel frattempo l’ipocrisia regna e dilaga invadente.
Di fronte alla morte e alla distruzione, alla violenza la discussione italiana si accende su una dichiarazione fatta da Tizio o da Caio, il tutto per poter evitare una risposta chiara, attiva, militante, fattiva, in grado di produrre effetti concreti alla domanda: cosa fare?
Davanti alla domanda che inchioda tutti alla responsabilità di verificare il nesso tra parola e azione, l’obbligo, davanti alla vita umana, di proporre azioni concrete immaginandone gli effetti, di dichiarare cosa si è pronti a fare nel concreto e agire, il castello della vaghezza crolla. Quando si tratta di immaginare il prezzo che si è pronti a pagare e dichiararlo prospettando azioni concrete tutto diventa nebbia.
“Non mi pare che si possa fondare l’educazione alla pace senza la preliminare disposizione a pagarla, eventualmente, a caro prezzo; e questo mi pare che fosse uno dei limiti della politica di Nehru, certamente non gandhiano, che voleva essere neutralista senza avere disposto una coscienza e un’adeguata preparazione nel suo Stato a ciò che il neutralismo significa”.
E ancora
“Chi è nonviolento è portato ad avere simpatia particolare con le vittime della realtà attuale, i colpiti dalle ingiustizie, dalle malattie, dalla morte, gli umiliati, gli offesi, gli storpiati, i miti e i silenziosi, e perciò tende a compensare queste persone con maggiore attenzione e affetto, contro la falsa armonia del mondo ottenuta buttando via le vittime”.
Significa che si, si può essere non-violenti, ma che esserlo è infinitamente più difficile che non esserlo e che mai può corrispondere all’essere neutri e pensare ai cazzi propri, ovvero confondere le ragioni di vittime e carnefici.
Ma che mi è preso, vi cito Aldo Capitini?
La stragrande maggioranza non ha idea di chi fosse.
Senza offesa, e solo per chi se lo merita: Andate a fanculo.