Tempo di digiuni

Quest’anno il digiuno di Quaresima e quello del Ramazan (Ramadan) coincidono. Una bella storia, a mio avviso, nonostante i cristiani (soprattutto quelli praticanti) qui in Turchia siano una piccola minoranza.

L’iftar, il momento dell’interruzione del digiuno, è fissato alle 19:30, circa, con il calare del sole. A quell’ora per strada la calma è quasi quella che c’era negli anni Novanta quando giocava l’Italia, anche se certe fedi non sono imitabili e quella per il calcio sembri la più tenace di tutte.

Come tutti gli anni, in questo periodo dappertutto si vende il gullaç (un dolce affogato nel latte zuccherato) e i forni abbondano di pide, focacce calde e rotonde che accompagnano la cena e la colazione notturna quando prima dell’alba i davulcu (i suonatori di tamburi) passano per strada a svegliare la gente, “presto mangia qualcosa prima che sia tardi!” Mi sveglio anche io, e poi mi sveglio di nuovo con l’ezan del mattino. Mi piace sentirmi al centro di un mondo significante, dove le tradizioni scandiscono il ritmo. Mi piace a dicembre comprare un giornale e trovarci dentro la pubblicità di una stanza addobbata, in tv il presentatore che mi augura buone feste, la ricetta dei biscotti con le mandorle sul piano della cucina a casa di un’amica. Lo trovo giusto in senso ontologico, cioè legato alla mia esistenza, alle storie tramandate, alla ripetizione cantilenante del mantra più antico del mondo. Ma non solo il Natale, tutte le altre occorrenze, la grigliata di Ferragosto e la visita ai defunti del primo e del due di novembre.

A Istanbul non cantano solo i müezzin, da grande crocicchio di popoli qual è, qui fa notizia ognuna delle grandi tradizioni millenarie. Le parrocchie cattoliche di Istanbul calendarizzano l’arrivo delle Palme e dell’intera liturgia Pasquale. Nelle cioccolaterie più prestigiose c’è qualche uovo artigianale, nelle botteghe armene di nuovo colombe, pulcini e uova colorate, da Eataly la colomba Pasquale e la pastiera (uno scoop visto che qui di ricotta non c’è traccia)!

Quest’anno la primavera tarda, anzi si parla di una nevicata d’aprile che in molti scongiurano. L’inverno è stato freddo, nei magnificenti giardini imperiali i tulipani non sono ancora fioriti. I gabbiani stasera si spingono fino a Feriköy, la gente alza la testa al cielo terso mentre è in fila al forno per la pide. Sento il clang clang delle stoviglie per apparecchiare la tavola. La finestra al primo piano di una casa è aperta, un gatto è sul davanzale e mi guarda.

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