Creativo e, soprattutto, ceramista di fama internazionale, Ugo Marano (1943 – 2011) fu , tra l’altro, utopista per uno scenario di nuova umanità, sostenitore di un progetto-altro per la difesa della natura, concettualista precursore dei tempi. Il senso del suo lavoro fu performativo perché la sua stessa vita si poneva come valore, come rappresentazione, come testimonianza di grandi distanze. Di Marano il critico e filosofo Gillo Dorfles riportò: <<Ha espresso due versanti della sua personalità: da un lato quello artigianale, inteso nel senso pregnante del termine, dall’altro quello colto e avanzato , dietro il quale c’è una profonda conoscenza dei linguaggi contemporanei>>. L’artista di Cetara, sulla Costiera Amalfitana, amava venire in Basilicata e diceva: <<In questi posti in altura della Lucania si ha la sensazione di toccare il cielo, qui è più facile inseguire l’utopia, i sogni>>: Nel 1999 Ugo Marano visitò e si innamorò di Moliterno, l’anno successivo cercò di realizzare “La casa del pastore”, un progetto-installazione in legno di cui poi non se fece nulla, tuttavia Marano volle omaggiare il piccolo centro valligiano con un’ opera nella doppia versione di un libro d’artista-dattiloscritto e di un manufatto concettuale su carta dalla lunghezza di circa sette metri. A dieci anni dalla morte di Marano, il filmaker Vincenzo Galante hanno ideato e girato la video-clip “Ad Ugo”, che è un omaggio a quest’artista singolare il quale, pur restando ancorato alla miglior tradizione del ferro, della ceramica, del legno e dei materiali poveri come la carta, plasmò un nuovo idioma “del fare e dell’ inventare arte”. Nella video-clip di Galante, Mastrangmentre l’occhio della camera insegue lo srotolamento dell’opera cartacea “Parola, Parola”, la voce fuori campo di Marano spiega come la ceramica (l’arte) sia stata la vera madre dell’uomo, un’avanguardia amica che gli ha permesso di modellare la sua mente, “rendendola plastica ed amorosa”. Ceramista, pittore, scultore, disegner per eccellenza, va ricordato << L’esperienza estetica di Marano – sostiene Vincenzo Galante – in generale ha seguito sempre un doppio binario: su uno è rintracciabile la personalità del creativo concentrata a riflettere sui processi che stanno a monte dell’azione artistica, sull’altro emerge l’artista impegnato che si sporge sul mondo, penetra la realtà per coglierne le problematicità e modificarne il loro stato >>.
