Ho iniziato a scrivere per Totem nel novembre del 2019. Una manciata di articoli, due o tre di numero e siamo piombati nella Pandemia. Per la prima volta penso oggi di poter redigere con naturalezza un articolo sulla vita sociale in Turchia anche se mascherine e precauzioni anti Covid non sono state ancora dismesse del tutto.
Quando sono venuta a vivere ad Istanbul ero abituata a una gestione del tempo completamente diversa: a Potenza la vita sociale era quella che iniziava dopo le dieci di sera, anzi più era tardi meglio ti affermavi e infatti io non mi sono mai affermata. Da che ho memoria, a me alle dieci e mezza viene sonno. Ho trovato la Turchia accogliente anche su questo fronte, diciamo cucita su misura per me: in piedi molto presto con un’intera giornata davanti e poi a casa (mia o di altri) verso le nove, per il serale rito del tè o, nel week end, per una serata di Rakı (tranne adesso che c’è il digiuno del Ramadan, per rispetto). Quando sono a casa mia mi piace accompagnare la serata con il giradischi e Sezen Aksu di sottofondo.
Vi lascio il link a una canzone che mi piace molto.
https://youtu.be/Eg6gKLXA30U (c’è anche la versione lyrics per chi vuole cimentarsi a cantare in turco).
La vita sociale in Turchia è una vita sociale fatta per lo più di chiacchierate in un çay bahçesi, un giardino del tè, oppure di serate in un pub, a luci più basse e con la possibilitá di bere una birra, soprattutto in zona Kadıköy per il lato asiatico (a proposito uno dei più belli è a mio avviso il Berlin Platz Pub), e in zona Beşiktaş per il lato europeo. Anche durante questi anni di Pandemia c’è sempre stata gente in giro (tranne nel lookdown vero e proprio) perché qui ci vivono milioni di persone che ogni giorno si spostano per qualche motivo e si fermano a prendere fiato in una caffetteria per spezzare il viaggio. Nei centri più piccoli non c’è stato lo stesso traffico. Istanbul è diversa, si impone da sè per bellezza e grandezza e cambia di zona in zona. È importante riuscire a seguirne le camaleontiche variazioni di panorama. È buona abitudine avere con sé uno scialle per l’umiditá del vapur, una borsa di tela pronta per i mercati (ho scoperto da poco il mercato del giovedì a Erenköy, è un mercato che vende roba alla moda, chic, in linea con lo stile di vita degli abitanti del quartiere). Altro accessorio immancabile è l’ombrello perché sulle grandi distanze capita che oltre al panorama cambi in maniera sostanziale anche il tempo. Io ormai giro quasi sempre con lo zainetto, tuttavia mi mancano quei giorni in cui vi ci infilavo anche un paio di scarpe carine per la festa di compleanno di qualcuno (a volte è impensabile passare da casa prima di un evento!) o per un kına gecesi (feste di addio al nubilato) o meglio ancora quando arrotolavo il cambio di biancheria per una puntata all’hammam dove le signore dalle mani a tenaglia ti lavano e ti rimettono a nuovo a colpi di secchiate d’acqua. L’inflazione e la grande crisi che stiamo vivendo ci hanno tolto diversi di questi piaceri che invece prima erano alla portata di tutti. Anche il taxi ormai è merce rara! Fino a poco tempo fa fermarli alzando la mano per strada e saltare a bordo mi faceva sentire in un film americano, adesso hanno alzato i prezzi e si sono diradati, la gente parla di un problema di taxi a Istanbul, come se fossero spariti dalla circolazione.
La pesante condizione economica che stiamo vivendo si sente moltissimo. È dell’altro ieri una campagna pubblicitaria di confezioni da un solo pomodoro perché anche i pomodori costano una cifra, adesso. Non parliamo delle uova! Le vendono a peso d’oro.
Tuttavia, quello che la crisi non puó toglierci è il piacere di ritrovarci dopo una pandemia, di allungare una passeggiata fino a Balat e Fener (quartieri in pieno centro ma ancora tagliati fuori dalla rete dei mezzi pubblici). Sono quartieri legati a minoranze greche ed ebree che negli anni hanno vissuto cambiamenti epocali e sui quali sto ancora studiando (un bell’approfondimento è disponibile a questo link:
Sono andata diverse volte in queste zone ma non sono riuscita a capire dove finisce Balat e dove inizia Fener, esattamente. Mi piacciono i negozi di antiquariato e di chincaglierie, e la zona è diventata famosa anche perché set di una serie tv di mafia che ha fatto furore, Çukur (traducibile in vari modi: “il fosso”, “affossarsi”, “andare di male in peggio”…) con storie di guerre fraticide alla squisita maniera turca, dove a fine stagione praticamente muoiono tutti.
La settimana scorsa sono stata nell’Harem del grande palazzo imperiale di TopKapı. Ero andata ai giardini per vedere le grandi coreografie di tulipani ma fa ancora freddo e non sono sbocciati. L’ingresso al palazzo imperiale, che si affaccia proprio sui giardini, è diventato carissimo ma è un’esperienza da fare. All’interno di questi spazi immensi viveva una cittá intera di impiegati e di lavoratori stipendiati, la nobiltá della societá ottomana, come una qualsiasi corte di un qualsiasi impero. Ho fatto caso che la gente ci entra e pensa di sentirsi raccontare storie di schiavi e schiave, invece poi apprende altre storie, che non si aspettava.
Per scoprirle vi consiglio questo bellissimo video https://youtu.be/Vjbb60ZYr-Q
Alla prossima!