Ho compiuto da poco cinquantasette anni, e solo adesso comincio a intravedere – intravedere! – il senso della vita. A diciott’anni non ci sarei mai arrivato. Ci vuole tempo, per certe cose. L’importante è che non sia troppo tardi. Per un ateo, poi, è una conquista che dà i brividi, perché è frutto di un impegno personale. Mi hanno aiutato tante letture e tante esperienze. Da soli, nel breve lasso di un’esistenza, non è possibile fare nient’altro che cadere e ricadere nelle stesse trappole. Potrebbe consolarmi la consapevolezza che la maggior parte della gente naufraga in una illusione, disillusa dai fatti fino all’ultimo momento, ma non è così: la ragione è semplice: esistere circondati da chi non ha capito è quasi una tragedia: si passa per incoscienti, ingenui, immaturi e tanti altri aggettivi poco lusinghieri. Eppure, nonostante ciò, è conveniente perserverare: una gratificazione infinita ostacolata da divisori finiti resta pur sempre infinita: è solo una questione di perturbazioni fastidiose ma eliminabili, alle quali ci si può abituare ignorandole.
Siamo a fine maggio. A tratti è già piena estate – dovrei dire “purtroppo” ma non lo dico. Il triangolo estivo (che ha per vertici Vega, Deneb e Altair) sta per per imporsi in cielo già un po’ prima del tramonto. È un significato pure quello, per quanto non esista che nei nostri occhi. E dicendo questo ho detto quasi tutto.