Natale 2021 a Istanbul

A Istanbul il Natale è un giorno camuffato tra quelli che anticipano il Capodanno.
E le conversazioni in merito lo confermano.


«Aspetta, ricordami il tuo Noel era un giorno tra il venti e il trentuno, vero?»


«Per Capodanno ti ho comprato un regalo! È un cartone a forma di casa con dentro 24 cioccolatini. Ti piace?»


«Come si dice in italiano “iyi noeller”?»
«Buon Natale»
«Allora Buon Natale 2022!»


Io rispondo, sorrido e ringrazio, fingo di non notare gli errori.
Uno ci ripensa e mi chiede: «Ma cos’è esattamente quel cartone di cioccolatini?»
È il Calendario dell’Avvento, naturalmente, ma non so come si dice Avvento in turco, faccio una perifrasi e quel pover’uomo controbatte: «ahhh capisco, è il conto alla rovescia per Noel Baba!»


Ci sono cose con le quali un italiano che decide di vivere all’estero deve fare i conti. La solidarietà o l’entusiasmo delle persone in prossimità del Natale è una di quella. È allora che alcune cose innocue ci arrivano forti come degli spintoni. Capiamo quanto ci teniamo alla precisione delle parole e quindi dei pensieri e delle consuetudini culturali ad essi sottese quando ascoltiamo una frase come quella sul Calendario dell’Avvento e sul Natale 2022 come se Natale e Capodanno fossero la stessa cosa. La mancanza che c’è in queste frasi ci provoca un pungolo di fastidio e ci sprofonda in un senso di solitudine. Il bello è che però vivere all’estero è una palestra emozionale coi controfiocchi e anche queste malinconie si eclissano in una manciata di minuti.

Ci sono molti aspetti del Natale in Turchia che apprezzo come ad esempio il macellaio che perimetra la sua vetrina con un filo cangiante e dice “Speriamo che con il 2022 finisca la pandemia”.
Mi capita in questi giorni di fotografare qui e lì le vetrine addobbate, come questo emporio.

I proprietari, padre e figlio, hanno stipato in pochi metri un tesoro in merceria, giocattoli, cancelleria e addobbi molto pacchiani (ma anche irresistibili!)

Ieri sono stata alla cioccolateria di Kadıköy con il suo mulino rotante e i suoi bastoncini di zucchero giganti.


Da una settimana passeggio alla ricerca del Natale anche se è difficile ignorare del tutto la crisi economica. La colonnina al neon che segnala il rapporto tra le valute estere è motivo di serie preoccupazioni: in questi ultimi dieci minuti, proprio adesso mentre scrivo, l’euro è volato in alto di altri due punti mentre la lira turca precipita verso il centro della Terra. Due punti nella distanza tra le valute era una stima decennale ma da qualche mese è diventata una stima giornaliera. Questo significa che dalla mattina alla sera ci impoveriamo, l’inflazione aumenta e tutti noi corriamo ai ripari con stock di carta igienica e farina.
Nel 2015 una volta il bancomat mi sputò fuori una banconota viola da 200 lire, era una rarità, la mia amica turca mi disse «wow, me la fai vedere!» Un po’ come la nostra 200 euro gialla. Feci il giro dei supermercati per farmela cambiare, nessuno si fidava: volevano passarla nella macchinetta controlla soldi ma non tutti i cassieri ne erano dotati. Con quella cifra 2015 avevo un potere di acquisto pari a due giubbotti e un paio di scarponcini di marca. L’anno scorso con gli stessi soldi compravo un solo giubbotto. Oggi compro un paio di ciabatte, domani forse un paio di calzini e dopo domani non voglio neanche saperlo.
Cerco di non farci caso a quanto la vita stia diventando difficile. Voglio pensare che è Natale e il Natale è una cosa che esiste da secoli, una cosa che ha superato guerre, pandemie e catastrofi. Onorare il Natale significa che ce la faremo anche questa volta, che dobbiamo sperare. Abbiamo tutti bisogno di spensieratezza, di fare e ricevere un dono, di bere una cioccolata calda in compagnia, di ripetere la routine dell’arrivo del Natale (o del Capodanno).
Una chiesa con gli alberi di Natale sull’altare l’avete mai vista? Io non l’avevo mai vista prima di arrivare a Istanbul ma forse c’è in altre parti del mondo, chissà. La chiesa di cui vi parlo io oggi è Sant’Antonio su Istiklal Caddesi a mezzo chilometro da Taksim. Una chiesa magnifica che incuriosisce anche perché alla base delle pitture lungo la navata ha delle iscrizioni in turco (e io ero abituata al latino!).


Dopo la chiesa una passeggiata sotto la pioggia è quasi d’obbligo, negli scorci tra un palazzo e l’altro la nebbia scende sul Bosforo, l’altra costa emerge nel luccichio di luci velate dalla foschia.
Quest’anno le festività cadono nel fine settimana, noi italiani siamo felici di questo perché anche se c’è una legge che difende il sacrosanto diritto di onorare le proprie ricorrenze religiose è difficile impugnare tale diritto sul luogo di lavoro.
Nei piccoli negozi di quartiere e negli empori di cianfrusaglie e decorazioni anni Ottanta ho trovato dei doni per tutti e dei rotoli di carta del pane nei quali avvolgerli. Che la magia del Natale attraversi le strade e le notti gelate e vi raggiunga, ovunque voi siate.

Condividi