Tra l’essere in guerra e il non essere in guerra ci sono molte sfumature. Da circa due settimane, l’Europa intera, l’America e altre parti del mondo (difficile prevedere quali e quante) si ritrovano, chi più chi meno, in una situazione non definibile in maniera chiara e distinta. L’aver preso una posizione ufficiale, il dover applicare sanzioni economiche, l’essere definiti “Stato ostile” da una potenza nucleare distante poche ore di volo, ritrovarsi con il prezzo del carburante alle stelle nel giro di una settimana, accogliere profughi disperati, ha portato tante nazioni, Italia compresa, in uno stato di quasi-guerra. E, come sempre accade in tali frangenti, la comune condizione le ha unite, quelle nazioni, attorno a un fronte comune. Forse l’Europa non è mai esistita tanto, di fatto, quanto esiste oggi. E ciò vale anche per la Nato. E pensare che qualche anno fa si era giunti sull’orlo della disgregazione! Una contraddizione? No, solo una conferma di quanto ciò che è accaduto fosse prevedibile. Putin – lui, l’uomo, appoggiato dai suoi timorosi fedeli oligarchi, non il popolo russo – era già in guerra con il mondo, ma le poche menti-Cassandre che avevano colto i segni non sono state ascoltate, semmai derise. Il regime che condanna con 15 anni di carcere chi osa diffondere fake news (traduzione: verità non conformi a quelle della Propaganda di Stato) è stato il massimo diffusore di fake (traduzione: bugie costruite ad hoc) volte a destabilizzare gli equilibri politici e, soprattutto, la democrazia in tutto l’Occidente, arrivando a foraggiare (con ogni mezzo e in ogni senso) i partiti populisti, ben noti, sia qui che oltreoceano, e a utilizzarli come fantocci allo scopo di preparare il campo per il suo progetto. Perché la vera ingenuità consiste nel non rendersi conto che senza l’Europa e senza la Nato (belle o brutte che siano) la Russia avrebbe già provato a fagocitarsi tutto. A Putin, come a tutti i dittatori estremi, patologici, degenerati in semi-dei, non basta poter esercitare il proprio potere in maniera dispotica nella sua nazione: la sua visione del mondo è pato(teo)logica: detesta chi non la pensa come lui ed è disposto a tutto pur di imporre il proprio credo, con l’inganno e con la forza. Un disastro nucleare non è affatto scongiurato, con un borderline di tale risma che ha tutto quel potere fra le mani. Solo i russi, adesso, possono salvare se stessi e il mondo.
