Visioni, raccontare visioni! Mica è semplice mettersi in gioco scoprendo sul tavolo le carte delle visioni! Se fossi una chiromante, beh, tutto sarebbe semplice, potrei leggere nelle carte le cose che mi piacerebbe vedere e raccontarvele e, visto il mio ruolo di cartomante, voi sareste costretti ad illudervi che le mie risposte potrebbero essere davvero le visioni del futuro, così come avveniva con l’Oracolo di Delfi. Ma è proprio da Delfi che è interessante partire: γνῶθι σεαυτόν (gnōthi seautón) “conosci te stesso”, e dall’interpretazione di Eschilo “conosci te stesso ed abbi la consapevolezza di essere inferiore a Zeus”. Ecco un altro tema interessante: il delirio di onnipotenza che caratterizza il nostro quotidiano; tutti ci sentiamo Zeus, tutti ci sentiamo carichi di visioni, verità, certezze. Apollo nell’Iliade raccomanda a Diomede e ad Achille di non assumere ruoli che non sono propri, di rispettare e conoscere i propri limiti ed io aggiungerei di riconoscere e rispettare i limiti altrui ma anche il valore. Il valore di individuo, di professionista, di cittadino che compone un popolo. E questo, oggettivamente, è anche un po’ attribuibile alla rivoluzione social degli ultimi anni ed alla possibilità che tutti oggi abbiamo di sentirci “abilitati” a dire tutto, spesso pensando di essere ascoltati dal mondo intero e non semplicemente dal nostro piccolo mondo. È bellissimo quando nel mio lavoro ho la fortuna di scambiare messaggi con persone che non conosco anche di terre lontane; i sudamericani, ad esempio, usano la parola “pueblo” per indicare la propria terra, e ciò mi ha fatto pensare che una terra esista se esistono le persone, il popolo. Ma che strano, sto parlando di visioni mi sa! O meglio, forse sto parlando di re-Visioni e di-Visioni! 🙂 La mia visione forse è appunto ribaltare un po’ il nostro punto di vista; è assumersi la responsabilità che ognuno ha un ruolo, per costruire qualcosa c’è bisogno di tanti ruoli e non possiamo ricoprirli tutti come singolo individuo ma solo come gruppo di lavoro o come collettività, e ricoprire il proprio ruolo non presuppone saccenza, pensare che siamo tutti Zeus e gli altri tutti inferiori a noi, ma mettere in condivisione il proprio valore anche mettendolo in discussione, chiunque noi siamo. Un giorno ero in un ospedale lontano da casa mia, accompagnavo un ammalato in condizioni abbastanza difficili; fossi stata nel mio piccolo mondo saremmo riusciti a parlare con il medico amico e non soffrire attese, invece eravamo lì, seduti, in un altro piccolo mondo del nord uguale al nostro piccolo mondo del sud, aspettando ore che il medico fosse libero per riceverci; in quel momento ho realizzato che siamo semplicemente tutti uguali, nessuno inferiore a Zeus perché nessuno è Zeus, e che chiunque io avessi avuto davanti lo avrei rispettato e trattato in egual modo, fosse esso il Presidente della Repubblica o l’ultimo degli emarginati. L’ho pensato, ma poi l’ho fatto? Vabbè, avrei dovuto scrivere un bel pezzo di visione sulle innovazioni e le tecnologie, sul futuro dei social media e della comunicazione online, ma niente di tutto ciò è visione se non credi più nel tuo “pueblo” e negli ultimi anni l’essere umano mi ha abbastanza deluso! E forse, secondo me, comunque alla fine sto scrivendo un pezzo di visione sulle innovazioni e le tecnologie! Certo i visionari sono fondamentali per l’evoluzione umana, e certo non sono io la visionaria, per questo non predico il futuro, per questo le visioni rappresentano un valore solo se sono condivise e per questo credo nei visionari che studiano, che lottano per le proprie idee, che hanno anche visioni piccole, valide per il proprio piccolo mondo.
Credo nei piccoli mondi, quelli dove l’entusiasmo e le visioni di pochi creano crescita ed opportunità per coloro che vogliono crederci, senza aspettare le “grandi” visioni che arrivano ai più quando sono già mature e che credo servano sempre, sono utili e necessarie se si è capaci di coglierle e di metterle in pratica, come sta accadendo per le aziende con la comunicazione, la promozione ed il commercio online, ma che devono ancora servire a mantenere vivi i nostri piccoli mondi.Beh, per chi – come me – vive coi piedi nei piccoli mondi e con la testa nel grande mondo dei nuovi media si interroga sempre su come trasformare grandi visioni in piccole strategie proprio per non allontanarsi dalle nostre civiltà fatte di luoghi ancora del cuore. Sono queste civiltà che vanno alimentate per coltivare la consapevolezza del sé, ed è per questo che la visione più futuristica che possiamo augurarci è di un uomo morto ieri ma vivo ancora oggi: ovvero la sinisgalliana visione di “civiltà delle macchine”. Ed io, ispirando la mia visione, cerco ogni giorno di ricordarmi e condividere che le nuove macchine penso debbano restare solo uno strumento “fantastico”, che sono parte della comunità e tali restino affinché le nuove macchine non si allontanino dalla civiltà ma ne siano totalmente condizionate. Annalisa Romeo: Digital Media Manager. Vive in Basilicata. Laureata in Scienze Politiche all’Orientale di Napoli e, “fulminata sulla via del turismo”, lavora ormai da più di quindici anni nell’ambito della promozione del territorio e della comunicazione turistica specializzandosi in web marketing turistico. Titolare di un’agenzia di comunicazione collabora con associazioni di innovazione sociale, privati e destinazioni turistiche tra cui Basilicata, Versilia, Majella. Formatrice nel settore del web marketing, è tra gli ideatori, con BTO Educational e APT Basilicata, dell’evento sul web marketing “BTWIC”. Social Media Editor delle ultime edizioni di BTO – Buy Tourism Online.]]>