I grandi cambiamenti storici sono sempre il prodotto di più fattori, l’incrocio di fatti apparentemente scollegati tra loro, la mia impressione è che oggi ci troviamo dentro la tempesta perfetta, non imprevedibile per altro, dove il coronavirus è solo l’elemento scatenante/accelerante di processi già in atto da tempo. Rispetto agli ottimisti non sono convinto che se ne uscirà necessariamente con un miglioramento, con un balzo in avanti. L’Europa, questa unità europea scricchiolava già prima, era l’Europa delle banche e del finanz-capitalismo anche prima, non implodeva sulla questione immigrati solo perché alla fine, oltre le manfrine, di questi “dannati della terra”, che hanno solo avuto la sfortuna di nascere nella parte sbagliata del mondo, importava poco a tutti. Sentire Luigi Zingales, economista “liberal”, dagli Usa, dire che gli Stati Europei sono insopportabilmente razzisti e che forse è venuta l’ora per l’Italia di sganciarsi e guardare ad est, alla Cina in particolare, fa un certo effetto. Il razzismo di cui questa Europa si nutre è il peggiore, quello più greve fatto dalla difesa dei propri egoistici privilegi, è presente all’interno degli stessi stati, come tra il nord e il sud Italia, tra la Catalogna e il resto della Spagna. Qualcuno diceva che la Germania ha bisogno ogni vent’anni di scatenare una guerra, oggi le guerre europee si combattono fuori dall’Europa sulla pelle degli altri, ma quella finanziaria è una guerra vera e propria combattuta con altri mezzi (direbbe Von Clausewitz). Il rifiuto di spalmare il debito dei singoli paesi su tutta la comunità europea, questo sono gli eurobond, metterebbe le economie industriali dei paesi più deboli, passata la pandemia, in vendita con gli sconti, e indovinate chi sarebbero i compratori? Si tratterebbe di vere e proprie annessioni territoriali, una volta si facevano con i panzer oggi con la finanza (Ah, Luciano Gallino quanto ci manchi!). La sinistra europea, la socialdemocrazia pagano in maniera catastrofica l’aver perso la battaglia della modernizzazione, l’aver sposato acriticamente le tesi neoliberiste, ora temo sia complicato riprendersi un ruolo centrale a partire da una improbabile “rifondazione”, permangono divisioni e ambiguità. Scontiamo a livello mondiale (tranne pochissime eccezioni) una delle più deboli classi dirigenti del millennio, è un dramma, ma li tenete presente Johnson e Trump? Veniamo alle nostre miserie che vanno collocate in questo contesto altrimenti si risolvono in inutile “chiacchiericcio” su quei dementi che formano la nostra classe politica. Ha ragione Giampiero D’Ecclesis, il sud è una polveriera, l’Italia sta per esplodere e si soffia sul fuoco per criminalizzare quello che potrebbe succedere. Le inefficienze del sud sono il prodotto della politica, questa regione è un esempio illuminante: decenni di gestioni clientelari finalizzate solo a mantenere il consenso producono l’incapacità a operare perfino uno screening appena accettabile su una epidemia figuriamoci il resto, ci protegge solo la nostra scarsa densità demografica, ma ancora per quanto? E il problema non è quello di nominare commissari straordinari, che sono sempre all’interno di queste logiche, quanto quello di mettere insieme un collettivo di esperti, di persone competenti presi fuori dalla politica che si mettano al servizio degli interessi comuni, non abbiamo bisogno di uomini soli al comando ma di trasparenza e condivisione. Le immagini di quelle urla disperate a Bari davanti la banca, fanno male, come quelle del signore a Palermo che non ha i soldi per far mangiare i figli. Ma quale malavita, quale mafia, i delinquenti sono quei politici che nominano dirigenti nelle strutture sanitarie, incapaci e servili, i cretini che blaterano di autonomia differenziata, i “professoroni” che smantellano il welfare e comprano aerei militari inutili con soldi che vanno alle industrie tedesche ed americane. Vi ricordate l’indebitamento della Grecia verso quali paesi era e per quali scopi? La politica deve riprendere il suo primato, la politica nel senso più nobile: quella fatta dalle persone reali, organizzate dal basso intorno ai propri bisogni, produrre idee, consenso, comunità. Sarà un processo lungo, probabile, ma bisogna cominciare ora, non c’è più tempo. I cambiamenti climatici, lo sfruttamento dissennato delle risorse, il rapporto utilitaristico con il mondo animale, con l’ambiente, il consumismo finalizzato ai profitti di pochi non sono più sostenibili. La madre terra che ci ha sempre protetti e sopportati (come diceva Alce Nero), non ci sopporta più ed ha ragione. Non ho una visione apocalittica, sono anche io un figlio dell’illuminismo, ma come non mettere in relazione questa epidemia con gli squilibri naturali che abbiamo prodotto. Ci cullavamo sui progressi della scienza ma abbiamo progressi per lo più della tecnica, abbiamo sottratto fondi alla ricerca pura non finalizzata al profitto, abbiamo perso, in questo paese, quell’umanesimo che ci ha fatto grandi, il rapporto con quel mare dove siamo collocati che ha visto nascere la civiltà occidentale, rinunciando a svolgere il ruolo a cui siamo vocati per storia e posizione geografica. Riprendiamoci il futuro prima che sia troppo tardi.
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