PASTORI DI GREGGIO

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Questa Basilicata che continua a nascondere, e poi all’improvviso a svelare talenti artistici importanti continua a meravigliarmi ogni volta.

Ed ecco che dalla piccola San Chirico Raparo esce Alberto Giovinazzo, classe 2002 ( ah, la giovinezza che si fugge, la mia…) , una voce calda calda e una scrittura chiara, ironica e tragicomica senza troppe figure retoriche, che parla, ancora una volta, del martirio ormai inarrestabile della nostra terra trivellata e oleosa in nome di un progresso e di un guadagno che, però, non riguarda mai i suoi abitanti, se non pochi e ben selezionati…

Il brano “Pastori di Greggio”, che già racchiude nel titolo tutto il senso della nostra lucanità, su più livelli, è un pezzo davvero ben costruito, ottimamente arrangiato e cantato, complici il coautore Giorgio Sprovieri e Roberto Cannizzaro, entrambi della ROKA produzioni musicali, seguito da un videoclip molto teatrale, per la regia di Pierluigi Sposato, riprese a cura di Massimo De Masi. Il pezzo gira subito bene, aggancia il testo diretto e ironico che ci ricorda quanto siamo diventati ormai un gregge alla ricerca del pastore di turno, pastore che invece, dopo aver trovato il consenso delle sue pecorelle,  sembra solo interessato al “greggio” , ben più interessante in termini di guadagni, disintegrando definitivamente l’ambiente ( ve la ricordate l’aria buona, l’acqua buona, i boschi incontaminati degli anni settanta ? ) e ipotecando senza ritorno il futuro di più di una generazione di giovani lucani. Alberto, con estrema padronanza di linguaggio e soprattutto con una voce solida dai toni ben più maturi a dispetto della sua giovanissima età, le canta senza remore e conservando quella ormai “amara” ironia che caratterizza la denuncia, perennemente inascoltata, delle scelte impopolari che caratterizzano una politica ormai totalmente distaccata dal suo popolo, davvero ridotto a massa di pecore belanti solamente sui social, ma pronto sempre a sbagliare nelle urne in cerca di un proprio posticino al sole per quattro spiccioli che cadono dal tavolo grande…

E Alberto, con questo suo brano, vince anche il Cantagiro 2020, notizia che apprendiamo solamente adesso che il videoclip e le recensioni cominciano a girare prepotenti.

La scena del videoclip in cui il protagonista si appresta a liberare nel lago della diga il pesciolino trovato in un fosso dentro una grande ampolla di vetro, ma ci ripensa osservando gli altri pesci che galleggiano morti nello specchio d’acqua, è il momento topico di tutto il lavoro, mentre l’artista canta “ e dai e vai, vattinne tu che qua ci resto io, e dai e vai, saluti arrivederci e vivaddio”.

Un altro artista, peraltro giovanissimo, per me con le idee molto chiare sia musicali sia autoriali, che dovrebbe avere un posto di rilievo nel panorama musicale lucano ma soprattutto in quello nazionale, e che probabilmente dovrà espatriare al più presto possibile magari per aver urtato, con questa splendida e pacifica protesta, la suscettibilità di qualcuno.

Ad Maiora caro Alberto, complimenti a te e a tutti quelli che hanno il coraggio di investire le proprie risorse per denunciare senza giri di parole la situazione attuale della nostra terra martoriata.

https://www.youtube.com/watch?v=XO97NhvU0Ds&feature=youtu.be
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