Nella prima parte di questo articolo (la seconda parte uscirà fra una settimana) intendo sollevare un problema oltremodo attuale senza avere la presunzione di risolverlo. Lo scopo è quello di rendere chiare e distinte quanto più possibile alcune idee che giocano un ruolo fondamentale nel contesto sociale umano. Un evento recente, di interesse internazionale, me ne offre lo spunto.
Premessa. Su Twitter, Facebook, Instagram e Snapchat, gli account di Donald Trump sono stati bloccati a tempo indefinito, e comunque per non meno di due settimane a partire dal giorno dell’oscuramento. La decisione è stata presa dopo l’assalto al Campidoglio (6 gennaio 2021) da parte di un gruppo di sostenitori del presidente uscente degli Stati Uniti d’America, il quale, poco prima, aveva incitato a marciare verso la sede del Congresso. La motivazione dell’insurrezione è dovuta alla insistenza di Trump nel denunciare brogli elettorali, nonostante decine di giudici (fra i quali non pochi di fede repubblicana) abbiano convalidato il risultato a favore di Joe Biden. C’è da aggiungere che già prima delle votazioni Trump aveva annunciato che qualora fosse stato sconfitto, la causa sarebbe stata da attribuire a un complotto ordito a suo danno e a discapito della popolazione americana. A seguito degli eventi del 6 gennaio, egli è finito per la seconda volta sotto impeachment, cosa mai accaduta a nessun altro suo predecessore. Le motivazioni sono chiare: dalle indagini svolte è emerso che alcuni degli insorti erano determinati a uccidere (impiccare, precisamente) rappresentanti del Senato che erano stati additati come ‘traditori’. Inoltre i responsabili delle forze di polizia sono sotto indagine, essendosi rivelato troppo blando il sistema di protezione.
Mark Zuckerberg ha giustificato l’oscuramento del presidente uscente con le seguenti parole: “ […] crediamo che gli utenti abbiano il diritto di avere l’accesso più ampio possibile al dibattito politico, anche se è controverso. […] (Tuttavia) il contesto attuale è fondamendalmente diverso”.
Problema. È giusta la presa di posizione dell’amministratore delegato di Facebook? Tale domanda rimbalza su un’altra più generale: quali sono i limiti della libertà d’espressione in una società democratica? E, soprattutto, chi è tenuto a deciderli e a imporli? O, il che è (quasi) la stessa cosa: a chi tocca controllare i controllori?
Sviluppo. Non è possibile comprendere la portata di tale quesito, né la dichiarazione di Zuckerberg, se si prescinde dalla dinamica propria delle interazioni sociali. Non so se qualcuno ha mai pensato all’anaciclosi come un attrattore periodico cui tendono le società umane e al modo in cui il significato della parola ‘libertà’ vari durante i cicli storici. Se così non fosse, questo sarebbe l’unico mio modesto contributo al dibattito politico internazionale in atto. L’anaciclosi è quella teoria per cui in una società umana sufficientemente complessa, qualunque siano le condizioni iniziali, le forme di governo si alternerebbero seguendo un percorso circolare fisso. Il mio interesse va, in particolare, a quella prospettata da Polibio. Egli parte dalla Monarchia, dove c’è un re giusto capace di soppesare diritti e doveri e di ottimizzare il benessere comune. In tale contesto, la libertà di ogni individuo ha come soli limiti quelli di non ledere la libertà di altri individui e di non tentare di rovesciare l’ordine sociale. In sostanza è un qualcosa che assomiglia all’idea platonica di ‘monarchia perfetta’. Lo stesso monarca è sempre disponibile all’ascolto e all’accettazione di idee capaci di migliorare il benessere dei propri sudditi, cosa che coincide con il suo unico obiettivo. Questo, dunque, è il primo stadio. Tuttavia, la Monarchia è una forma di governo ereditaria e, prima o poi, qualcuno dei successori comincerà ad allontanarsi dallo spirito originario di giustizia sociale trasformando la forma di governo in una Tirannia, caratterizzata dallo strapotere di un despota il cui intento è quello di perseguire i propri interessi, insieme a quelli della ristretta élite che lo appoggia e lo protegge. La libertà, a questo punto si restrige (pena intimidazioni, esilio, carcere, torture) all’espressione di pensieri e all’attuazione di comportamenti che siano in linea con la visione del mondo del tiranno, il quale, drogato dal potere, prima o poi arriverà a urtare la sensibilità di un gruppo di individui nobili e potenti che lo rovesceranno per instaurare una Aristocrazia. Uomini in teoria animati da buone intenzioni, gli aristocratici cercheranno di rimediare alle ingiustizie e a restaurare la dignità sociale. Ma ancora una volta – è solo questione di tempo – i loro eredi, cresciuti negli agi e nel potere, dimentichi della nobiltà d’animo dei loro padri e ormai privi di un sistema valoriale, cominceranno ad abusare del prorio ruolo generando un malcontento popolare sempre crescente che, infine, sfocerà in una rivolta, con la conseguente instaurazione della Democrazia, in cui è il popolo ad autodeterminarsi. La libertà si riduce a quella conveniente per la maggioranza. Le minoranze possono essere represse, soffocate. Tuttavia, anche questa forma di govermo (per ovvie ragioni legate alla natura umana) presto sfocerá in quella che Polibio chiama Oclocrazia, la quale indica l’aberrazione dovuta al prevalere cieco e violento delle masse sulla stessa Legge. E, nel caos che ne deriva, la liberà è ovunque e da nessuna parte. Qui si conclude il ciclo di alternanze Buongoverno-Malgoverno di Polibio, poichè a questo punto il disordine insostenibile potrà essere domato solo da un uomo giusto capace di insediarsi al potere, e si tornerà alla Monarchia. La nostra democrazia non è di tipo diretto, come quella della antica Grecia, ma rappresentativa. Cosicché ritengo sia necessaria una piccola correzione allo schema. Oggi essa – la Democrazia – è più facile che degeneri in Demagogia, termine composto da ‘demos’ (popolo) e ‘aghein’ (trascinare). Questa fase, infatti, è caratterizzata dall’emergere di demagoghi, i quali al solo fine di conservare e consolidare il proprio potere fingono di assecondare le istanze popolari, e anche ad anticiparle dopo averle ‘annusate’, in modo da riuscire ad accaparrarsi facilmente il consenso delle masse. Non di rado inventano nemici o capri espiatori, instaurando una politica del terrore. Populismo è l’altro nome (sfumature a parte) della Demagogia. Ritengo anche che ci sia una differenza fondamentale fra Oclocrazia e Demagogia, che va ad alterare il ciclo di Polibio: mentre la prima, essendo un moto disordinato di interessi, come si è visto, ha il suo sbocco naturale in una nuova Monarchia, la Demagogia populistica, che è sempre guidata da manipolatori (ai quali riesce facile offrire una illusione di libertà, poichè operano nell’inconscio), ha più probabilità di sfociare direttamente nella Tirannia.Conclusione (parziale). Innanzitutto, lascio al lettore il compito di individuare le coordinate del nostro frangente storico sulla ‘mappa’ tracciata da Polibio. E mi piacerebbe anche che egli – il lettore – riflettesse riguardo alla liceità della scelta di Zuckerberg (e altri) di oscurare i profili-social di Donald Trump o di? altri. Non è affatto detto che i pareri siano unanimi, e ognuno di essi, purché non si riduca a mera ecolalia, va considerato, analizzato (se supportato da argomentazioni logicamente valide) e rispettato. Il mio personale punto di vista, su entrambe le questioni, lo esporrò nella seconda parte di questa analisi, dove comincerò con l’analizzare un attrattore nella dinamica delle società umane che è ancora più fondamentale di quello ciclico preso in considerazione da Polibio, e dopo aver formulato una ipotesi riguardo alle motivazioni di Zuckerberg, proporrò una tesi conclusiva sul delicato e ineludibile problema del “Tu sì, tu no” (che implica direttamente quello del significato della parola ‘libertà’) al quale il nostro futuro è attualmente ‘appeso’
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