E come aveva ragione, Nenni. A fare a gara a fare i puri troverai sempre uno più puro che ti epura. Salvatore Caiata, presidente del Potenza calcio e candidato del Movimento 5stelle sull’onda dell’inarrestabile corsa vittoriosa dei rossoblù, è al centro di un’indagine in corso a Siena sui suoi affari relativi alla ristorazione e alla vendita di immobili. Non era stato difficile far digerire a Di Maio i trascorsi pidiellini del promettente Caiata proprio a Siena. Sicchè Caiata era stato all’ultima girandola delle candidature voluto e imposto proprio dal candidato premier 5stelle per un’operazione che è risultata subito ben riuscita e a doppia tradizione: la candidatura di Caiata come moltiplicatore di consenso mettendo insieme l’onda lunga positiva del movimento e quella in crescita attorno all’orgoglio sportivo di una città in forte decadenza. Il nome di Caiata , secondo quanto riporta Next (che cita a sua volta i quotidiani che hanno dato la notizia, Il Mattino e il Messaggero), compare insieme a quello di Igor Bidilo, imprenditore kazako con interessi nel settore del petrolio e gas in vari paesi dell’Est europeo, e di Cataldo Staffieri, rappresentante per l’Umbria e la Toscana de “La Cascina”, potente coop della Compagnia delle opere. Operazioni sospette relative a birrerie e pub e ristoranti, il settore imprenditoriale di Caiata ben avviato a piazza del Campo nel centro di Siena, la città che – non si era mai ben capito deluso da cosa – Caiata aveva detto di voler abbandonare. Questo il contesto giudiziario che si arricchirà di ulteriori particolari nelle prossime ore ma che nel frattempo piomba inatteso su questa campagna elettorale lucana con effetti tutti da capire. Era stato Di Battista, solo due giorni fa, a “Di martedì” a chiarire la posizione del movimento rispetto agli indagati ponendo una differenza (condivisibile) tra politica e giustizia.
“Un indagato per noi può rimanere, ma possiamo anche espellere chi non è indagato”, aveva detto a proposito della faccenda dei rimborsi spiegando che è la gravità di un’inchiesta giudiziaria il discrimine per mettere un militante alla porta, così come è il valore dell’indegnità politica a determinare scelte espulsive (come appunto successo per i furbetti delle restituzioni) indipendentemente se ci siano profili di responsabilità penale.Bisognerà vedere in quale categoria Dibba inserirà la vicenda Caiata che apre questa giornata potentina con prevedibili delusioni tra gli aficionados del presidentissimo protagonista di una campagna elettorale in verità silenziosa, anche rispetto alla domanda postagli di chiarire eventuali futuri interessi rispetto ad aree urbane potentine. Silenziosa – come candidamente ha detto Berlusconi – perché se qualcuno è avanti non gli conviene parlare. Era avanti Salvatore Caiata? Era ed è ancora sicuramente avanti il mito per le innegabili prodezze calcistiche. Ma gli effetti dell’improvviso scivolone? Si dovranno valutare innanzitutto nel perimetro della campagna elettorale lucana ma anche oltre, nello scenario globale e simbolico della purezza da castigatori immacolati dei 5stelle. Tra l’altro la candidatura di Caiata era stata una scelta imposta da Di Maio, oltre la selezione da piattaforma Rousseau. Un trattamento riservato a pochi privilegiati di coté. La consacrazione anche figurativa del loro rapporto c’era stata proprio a Potenza, qualche settimana fa, in una ascesa sopra Potenza, in testa al corteo, fianco a fianco. Finale tutto da scrivere. ARTICOLI CORRELATI: GIGGINO, SALVATORE, LO STRAPPO]]>