STAZIONE INTERGENERAZIONALE

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Il paese dei balocchi ha sempre una piazza stazione (della Visitazione)   Piazza della Visitazione resterà così com’è. Sarà semplicemente ammodernata la stazione delle Fal, con un’apertura parziale della galleria per permettere lo sfiato degli scarichi delle littorine a gasolio, e una pensilina, progettata dall’architetto Stefano Boeri, per i pendolari in attesa dei bus.

Niente interventi di rigenerazione urbana in un’area che avrebbe dovuto fungere da cerniera tra il centro storico della città e la sua parte contemporanea.
Due concorsi di idee, fiumi di parole e di discussioni hanno lasciato il campo all’ordinarietà di un intervento che aggiunge un po’ di decoro ma lascia inalterato il tessuto urbanistico della città. Le conseguenze rischiano però di essere ben più impattanti di quello che si possa immaginare. Appare difficile che in un futuro prossimo si possa pensare di intervenire nuovamente su quello slargo, dopo che saranno spesi circa 6milioni di euro per realizzare le opere previste dalle Fal. Piazza della Visitazione resterà solo una piazza della stazione, sperando almeno che si proceda nell’intento di dotare Matera di una linea metropolitana di superficie che colleghi le sue periferie e le metta in relazione con il centro e con l’ospedale Madonna delle Grazie. C’era da aspettarselo. La città ha deciso di piegare il suo futuro alle esigenze delle Fal ed il risultato è quello che purtroppo in tanti avevano immaginato. L’idea del “parco intergenerazionale” annunciato dal sindaco Raffaello De Ruggieri, che in altre città viene preso in considerazione per creare spazi di aggregazione nelle periferie più popolose, a Matera è stata proposta per un’area a ridosso del centro, ad un braccio di strada dai palazzi che ospitano il Comune ed il Tribunale, sopra una stazione della metro non elettrificata e a contatto con i bus dei pendolari. Non ci sarebbe da stupirsi, a questo punto, se qualche progettista illuminato proponesse l’installazione di un campo da bocce e di un parco giochi per permettere ad anziani e bambini di frequentare la piazza contemporaneamente, osservando il transito delle littorine e dei pullman e respirandone i gas di scarico. E chissà che, tra qualche tempo, residenti e turisti non debbano fare i conti con le conseguenze dell’innalzamento dei livelli delle polveri sottili che è molto facile da prevedere. Matera come Torino, dunque, almeno nell’inquinamento e nel traffico. Già, perché la città è ormai assediata dalle auto e dai mezzi di trasporto che portano i turisti in visita. Si è parlato di terminal bus ma quello di Serra Rifusa sembra essere diventato solo un mega parcheggio per le macchine, con pochi posti per i pullman. Altri 5milioni circa assegnati al Comune e girati alle Fal, a cui questo 2019 sembra aver fruttato veramente parecchio. Con un progetto di finanza sarebbe stato possibile sondare la disponibilità di risorse private sul mercato che avrebbero consentito di dirottare quelle somme per altre esigenze, ma non c’è stato tempo, si dirà. Perché il tempo è un alibi delizioso per chi non ha visione e pensa che basti muovere le ruspe ed evocare ricordi per essere motore della storia. Di certo, la città perde un’altra grande occasione, l’ennesima di questo sciagurato periodo politico e amministrativo. Per l’appuntamento con l’Europa sarebbe bastato realizzare un grande progetto di rigenerazione urbana (Piazza della Visitazione) e un’infrastruttura culturale (Museo Demoantropologico) che lasciassero il segno dell’anno in cui Matera è stata Capitale.
É finita così, con una pensilina e un archivio digitale.
Nel 2020 si dirà che è stato fatto tutto quello che era possibile e si daranno i numeri (quelli fanno sempre scena). Non si parlerà di qualità degli interventi, della loro incidenza nel futuro della città. La sensazione è che tra dieci anni si parlerà ancora dei Sassi, dei quartieri storici, dell’era d’oro dell’urbanistica degli anni ’50. Del 2019, invece, si ricorderà la città dei balocchi popolata da schiere di lucignoli e di mangiafuoco. Nella speranza che ci sia, un giorno, un’altra favola da raccontare.     PH. by SassiLand.com     DALLO STESSO AUTORE UNA ROTATORIA DA STADIO DISTRUGGE LA PINETA. UN ALTRO SCEMPIO CAPITALE]]>

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